Uno, Nessuno e centomila: uno specchio della società?


Uno, nessuno e centomila è uno dei romanzi di maggior successo di Luigi Pirandello, scrittore italiano vissuto tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900.

In quest’opera l’autore ha voluto rappresentare la situazione di oppressione della società nei confronti degli uomini del ‘900, tema di grande attualità anche ai nostri giorni. Per farlo, Pirandello ha scelto come protagonista un uomo benestante, sposato ed erede di una banca: il suo nome è Vitangelo Moscarda, detto Gengè.

La prima parte del libro è riservata principalmente alle riflessioni del protagonista scaturite da un commento della moglie sul suo naso; da quel momento, infatti, si accorge di non apparire agli altri con un unico volto, ma con tanti volti diversi. Nota che ciascuno lo vede differentemente da come pensava, per cui Vitangelo giunge ad affermare di non essere una sola persona, ma allo stesso tempo centomila diverse e nessuna di queste corrispondente al suo vero essere.

A partire da tale acuta e terribile consapevolezza il protagonista del romanzo inizia a comportarsi in modo inusuale con le persone a lui vicine, per esempio liquidando la banca ereditata dal padre o pronunciando discorsi su ciò che prova e pensa, sperando di raggiungere una sua autenticità. Purtroppo tutti iniziano a considerarlo pazzo, persino la moglie Dida, che fugge e cerca di farlo rinchiudere in un manicomio; l’unica persona che gli resta accanto è un’amica della moglie, Annarosa, una donna buona e semplice con la quale tenta di confidarsi fallimentarmente: resta così sconvolta dalle sue confidenze da tentare di ucciderlo. Vitangelo riesce a trovare la tanto agognata pace solo dopo essersi rivolto al vescovo Mons. Partanna; egli gli suggerisce di donare tutto quello che possiede ai poveri. Gengè lo ascolta e fonda un ospizio per poveri, nel quale vivrà per il resto della sua vita.

Alla fine del romanzo il protagonista riesce a trovare un ambiente sereno e tranquillo, al di fuori della società piena di schemi e stereotipi, portando a termine l’obiettivo di disfarsi delle centomila e una maschere che lo identificano di volta in volta, divenendo un nessuno, o per meglio dire diventando se stesso.

Gli argomenti trattati sono molto attuali e moderni, in una società come la nostra, dominata dai social e dal mondo digitale, portata a schematizzare e suddividere le persone in scomparti ben definiti, per cui o sei “bianco” o sei “nero”, o sei “carne” o sei “pesce”, o sei “nerd” o “emo”… senza la possibilità di prevedere alcuna sfumatura; credo che sdoganare questo concetto sia di fondamentale importanza ed è un tratto dell’opera che mi ha molto affascinato.

Devo ammettere, però, che il ritmo lento della narrazione non mi ha fatto godere a pieno dell’opera che, nonostante la ricchezza di significato delle parole e la drammatica profondità del messaggio, a tratti risulta lento e poco coinvolgente a livello narrativo.

Dunque, dal mio punto di vista, le ricchezza del contenuto fa di Uno, nessuno e centomila un grande romanzo pieno di spunti di riflessione, da leggere senza fretta, da gustare fino a fondo per andare oltre la superficie e l’apparenza delle cose.

 

Fabio Marghella, 5^F

 

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