LA FATTORIA DEGLI ANIMALI


Una metafora dei totalitarismi tipici del Ventesimo secolo, monito per le generazioni future.

 

L’autore

George Orwell, 25 giugno 1903 – 21 gennaio 1950, scrittore di origini inglesi, ha dedicato la sua vita e i suoi scritti alla documentazione e critica dei totalitarismi tipici dell’epoca in cui è vissuto. I suoi romanzi più famosi sono: La Fattoria degli Animali, scritto nel 1944-1945 e 1984 (scritto e pubblicato nel 1948). Entrambi sono una articolata e sentita critica nei confronti del socialismo e delle politiche autoritarie adottati nell’Unione Sovietica di Joseph Stalin. Questi romanzi hanno caratterizzato la letteratura inglese e globale a tal punto che nel vocabolario è stata aggiunto l’aggettivo “Orwelliano” (Orwellian in inglese) per descrivere gli atteggiamenti e comportamenti assunti da governi e agenzie private che hanno come fine il controllo del pensiero e della popolazione.

Morí nel 1950 a causa di una crisi di tubercolosi, malattia che lo afflisse negli ultimi anni di vita.

 

Introduzione

Il libro é stato pubblicato il 17 agosto 1945 ed é frutto di una lunga ricerca effettuata da Orwell riguardante dittature e regimi totalitari; in particolare egli prese in esame la dittatura comunista di Stalin, salita al potere nel 1924. Inizialmente molte testate si rifiutarono di pubblicarlo, in quanto la Russia, allora Unione Sovietica, era un alleato molto importante per l’Inghilterra; soltanto nel dopo guerra molte testate cambiarono idea.

 

Trama

Il libro tratta le vicende riguardanti una fattoria nella cittadina contadina di Willingdon, nel sud dell’Inghilterra, chiamata “Fattoria Padronale” e gestita dal Signor Jones. Come in tutte le fattorie gli animali non erano trattati con decenza e infatti questi decisero di ribellarsi. Guidata dagli intelligenti maiali, avvenne la rivolta che portò alla liberazione della Fattoria: sotto il grido di “Bestie di Inghilterra “, una canzone inventata dall’autore che proclama la libertà e l’uguaglianza di tutti gli animali, lottarono e misero in fuga il vecchio proprietario con tutti i suoi collaboratori. Dopodichè venne l’organizzazione della nuova società, costituita da soli animali. All’inizio sotto la supervisione del Vecchio Maggiore, il maiale di razza Middle White che aveva guidato la rivolta, venne instituita una repubblica nella quale era stato istituito un consiglio in cui tutti gli animali erano paritari. Vennero anche prefissati 7 comandamenti, definiti imprescindibili e intoccabili in futuro, di cui il principale era “Quattro gambe buono, due gambe cattivo”. Poco alla volta però i maiali, che erano i più scaltri, iniziarono ad accentrare il loro potere creando una casta regnante. Le due figure di spicco che risaltarono a seguito di questo accentramento furono Napoleone e Palladineve, il primo meno capace nelle conversazioni del secondo, ma sicuramente più caparbio e aggressivo. Essi presiedevano sempre le riunioni mattutine e non avevano mai lo stesso parere, tanto che se l’uno proponeva un’idea, l’altro era contrario a prescindere, anche qualora fosse stata una proposta che poteva migliorare la vita nella fattoria. Venne però il giorno del “colpo di stato”: Napoleone, circondato da segugi a lui solo fedeli, bandì dalla Fattoria Palladineve e assunse il controllo assoluto. Poco alla volta le regole e la costituzione della Fattoria iniziarono a cambiare: vennero infrante molte delle norme prefissate in base ai temi della rivolta: alcuni animali vennero trucidati, perché considerati colpevoli di cospirazione, i pasti vennero ridotti e gli animali iniziarono a lavorare senza tregua. Anche la regola fondamentale: “Quattro gambe buono, due gambe cattivo” venne cambiata in “Quattro gambe buono, due gambe meglio”, quando anche i suini cominciarono ad assumere posizione eretta come gli esseri umani. Tutte le condizioni terribili per le quali era scaturita la ribellione erano ritornate e l’unica cosa che era cambiata era il nome dell’oppressore, che non era più un essere umano, bensì un maiale.

 

Una metafora del regime autoritario di Stalin

Come già detto il libro é una grande metafora del regime autoritario che vigeva nell’Unione Sovietica: il vecchio proprietario rappresenta lo Zar, che aveva il controllo della regione prima della rivolta del 1905 e che opprimeva e privava la popolazione di tutte le ricchezze, come gli animali della fattoria che erano costretti a produrre per l’uomo senza però poter conservare niente per sé. In seguit, il primo periodo, subito dopo la rivoluzione, era ricco di proposte e speranza: nessuno si sentiva più schiavo di altri ed era tangibile la speranza che vigeva tra gli abitanti, ma, in seguito, un nuovo regime si era instaurato, del tutto simile nell’oppressione a quello precedente: i maiali, capeggiati da Napoleone, rappresentano Stalin con il suo partito che presero il controllo del paese nel 1924. In entrambi i casi le condizioni non erano migliori di quelle in cui versavano gli abitanti prima della rivolta e in entrambi i casi il regime era spietato contro i traditori e i semplici sospettati.

 

La manipolazione e il controllo Orwelliano

Un elemento tipico e ricorrente nei romanzi di Orwell é il controllo della popolazione: mentre nel romanzo 1984 questo è esercitato attraverso apparecchi elettronici che spiano la popolazione, qui è affidato al maiale Piffero, uno dei più fidati di Napoleone. Egli é colui che si relaziona con gli animali quando hanno dei dubbi o delle perplessità sull’operato di Napoleone. Utilizzando menzogne e affidandosi agli animali più ignoranti della fattoria, le pecore, facilmente manipolabili, è in grado di far credere agli animali della fattoria che regole e decisioni prese e stabilite in passato non siano mai esistite. Un esempio può essere la figura di Palladineve che venne completamente ridimensionata a seguito della sua cacciata dalla fattoria: se prima era considerato un eroe a seguito delle battaglie combattute contro gli esseri umani, in seguito alla sua cacciata Piffero riuscì a convincere che non solo lui non era stato un eroe, ma anzi era in combutta con gli uomini di Jones sin dal principio ed era solo grazie all’intervento tempestivo di Napoleone che gli animali si erano liberati di questo traditore.

Matteo Braga

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