Il Fu Mattia Pascal


Il Fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello è stato scritto nel 1903, periodo in cui lo scrittore ebbe gravi problemi finanziari, che causarono il crollo psicologico della moglie; forse è proprio da questa complicata situazione  che nasce l’ispirazione del romanzo. È una delle sue opere più conosciute e come molte altre ruota intorno al tema dell’individualità del protagonista Mattia Pascal, segnato da un fallimento esistenziale, e a quella del suo alter ego,Adriano Meis, uomo in cui Mattia si trasforma per scappare dalla propria  vita. La figura di Adriano nasce per caso, quando al rientro da Montecarlo, luogo in cui Mattia era andato per vincere una grossa somma di denaro, scopre di essere morto: il suo corpo,infatti, era stato trovato in un fosso in uno stato avanzato di decomposizione e quindi non riconoscibile dalle autorità. Qui Mattia vaga per un po’ tra la Germania e Roma, dove andrà a stabilirsi per qualche anno fingendosi appunto Adriano Meis, che, privo di documenti, non potrà risposarsi con la donna amata e nemmeno denunciare furti e torti subuti. Con lo schema del mascheramento Pirandello porterà alla morte apparente anche Adriano, per dar modo a Mattia di risorgere e tornare a Miragno, città d’origine dove troverà la ex moglie risposata e nessuno pronto ad accoglierlo. Il protagonista si ritroverà così a lavorare come bibliotecario, o più correttamente come “cacciatore di topi”, nella biblioteca Boccamazza, raramente frequentata da lettori e in grave stato di degrado. Tra i libri ammuffiti di questo edificio Mattia inizierà a scrivere le sue memorie, che (come specificatamente detto da lui) in quella squallida biblioteca dovranno essere lasciate. Le vite dei due protagonisti sono in realtà i lati opposti di una superficie speculare, in quanto, seppur con dei piccoli cambiamenti, seguono il medesimo schema: entrambi vedono la famiglia come una trappola, Mattia si rifugia nella biblioteca Boccamazza, mentre Adriano nella biblioteca filosofica di Anselmo Paleari, entrambi i personaggi hanno bisogno di una finta morte per riuscire a fuggire dalla relatà soffocante nella quale si trovano a vivere.
In questo romanzo è facilmente percepibile la Teoria delle maschere di Pirandello, secondo la quale ognuno di noi non è quello che è ma ciò che vuole mostrare di essere o una delle infinite individualità percepite dagli altri.

Andrea Stoccuto 5F

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