Alla scoperta dei “Segreti di Arlecchino “


Capitano e Pulcinella

 

In occasione del Mardì Gras (martedì Grasso), il 13 Febbraio scorso, il teatro Sociale di Busto Arsizio ha ospitato lo spettacolo teatrale “I segreti di Arlecchino”, interpretato da Enrico Bonavera. Erano presenti in platea alcune classi del Liceo Scientifico Arturo Tosi insieme a studenti di altre scuole della zona per un totale di circa 400 studenti.
Enrico Bonavera, insegnante di teatro, divenne attore di nota importanza intorno alla fine degli anni ’80, interpretando, sotto la regia di Strehler, i ruoli di Brighella e Arlecchino nel mitico spettacolo “Arlecchino servitore di due padroni”, presso il Piccolo di Milano e poi in tutto il mondo.
“I segreti di Arlecchino”, invece, è stato interamente ideato e interpretato da Bonavera ed è nato con l’intento di unire la rappresentazione della Commedia dell’arte, basata sulla capacità d’improvvisazione da parte degli attori a partire da un canovaccio appena abbozzato, con una vivace lezione-spiegazione sulle origini delle maschere della Commedia dell’arte, sugli attori più famosi che le interpretarono nel tempo. Grazie all’ausilio di maschere veneziane, pochi elementi di scena(un baule, una sedia, delle scarpe sparse sul palco), qualche luce soffusa e una grande capacità di mimica, comicità ed estemporaneità, Bonavera riesce, infatti, a creare un’atmosfera degna di un grande spettacolo, catalizzando l’attenzione di tutto il pubblico, alla maniera degli artisti di strada che dovevano attirare l’attenzione di mercanti e viaggiatori stranieri per le vie di Venezia.
Lo spettacolo, come avveniva per la Commedia dell’Arte, è caratterizzato dalla presenza di personaggi fissi, le cosiddette maschere del nostro Carnevale, come Zanni, Pantalone Gran Dottore, Capitano e Arlecchino, interpretati soprattutto grazie all’arte della mimica corporea e facciale, utile a “sottotitolare” la narrazione di aneddoti, battute e brevi momenti di racconto e improvvisazione, nei quali Bonavera svela i segreti sull’arte dell’interpretazione delle maschera, sulla loro origine spesso sincretica e in evoluzione nel tempo.
Bonavera si è trasformato ora in Zanni, tipico servo povero e ignorante, d’origine bergamasca, goffo e impacciato, il cui scopo è quello di far divertire il pubblico grazie alle sue capacità mimiche e al linguaggio scurrile e poco comprensibile; ora in Pantalone, poco dopo in Capitano. Le varie trasformazioni, avvenute sulla scena, per mezzo di cambi di maschera, d’abito, cappelli e calzature, ha permesso al “mattatore” di narrare l’ origine della maschera di Pantalone, contesa tra Venezia e Modena: per la prima città Pantalone è il classico mercante ebreo ricco, avaro e dotato di numerosissima prole, rappresentato con una berretta rossa in testa, segno distintivo degli ebrei, che vivevano numerosi nel quartiere “getto” di Venezia (divento “ghetto” durante l’Olocausto dalla pronuncia dura della lettera gutturale “g” trasformata in “gh”), accolti e voluti dai Dogi veneziani per la loro grande disponibilità finanziaria e attività di prestasoldi.
Per la seconda città, Modena, Pantalone è Gran Dottore, rappresenta il personaggio serio, saccente e presuntuoso, imitato e ridicolizzato dagli studenti universitari in occasione del Carnevale. Indossa la toga nera da dottore in quanto dice di essere laureato in legge, medicina, astrologia e filosofia.
Capitano rappresenta il soldato estroso, vanitoso di titoli di cui in realtà non è in possesso e di avventure amorose e imprese eroiche che non ha mai compiuto. In seguito alla dominazione della penisola da parte del monarca spagnolo Carlo V, assunse sempre più i connotati di un soldato spagnolo, acquisendo dizione e modi di dire prettamente iberici.
Arlecchino, una delle maschere più famose al mondo, rappresenta un giovane ragazzo di origine bergamasca costantemente alla ricerca di cibo; per riempire la sua pancia ricorre all’astuzia, che utilizza per trarre in inganno il suo padrone. Salta, balla, canta e ne combina i tutti i colori, proprio come il suo vestito.
Lasciamo ora la parola alle immagini, che pubblichiamo con l’autorizzazione del protagonista, Enrico Bonavera, cui vanno i nostri ringraziamenti e vivi complimenti!

 

 

Federica Girella, Matteo Rigiroli, Andrea Stoccuto.

Foto a cura di Andrea Stoccuto

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