ASSISTENTI DIGITALI, davvero utili come si dice?


Cos’è un assitente digitale?

Un assistente digitale è un tipo avanzato di chatbot in grado di gestire interazioni complesse come in una conversazione. Un assistente digitale, ad esempio, può rispondere a una richiesta complessa come “Pianifica un volo per Roma per me domenica prossima, usando le mie solite preferenze sui posti a sedere e organizza il trasporto per e dall’aeroporto”. Per rispondere a questa richiesta, l’assistente digitale dovrà accedere a più fonti, effettuare ricerche e utilizzare informazioni già acquisite.

Gli assistenti virtuali possono fornire svariati servizi, tra cui:

·Fornire informazioni meteorologiche, impostare la sveglia o fare una lista della spesa.

·Riprodurre contenuti musicali e audiolibri.

·Riprodurre sul proprio televisore contenuti multimediali.

·Sostituire gli esseri umani al supporto clienti.

·Aiutare l’uomo in situazioni di pericolo, chiamando servizi di emergenza o avvertendo un contatto preferito.

 

La loro storia: La storia dei primi assistenti digitali nasce nel 1911, quando fu lanciato Radio Rex, il primo giocattolo ad utilizzare un comando vocale, che permetteva ad un cane di peluche di uscire dalla cuccia quando veniva nominato il suo nome. E poi ancora, nel 1952, Bell Labs presentò Audrey, una macchina di riconoscimento automatico delle cifre; fino ad arrivare al primo assistente virtuale moderno installato su uno smartphone, Siri, integrata nell’ iPhone 4S il 4 ottobre 2011. Ed infine nel novembre del 2014, Amazon annunciò il suo altoparlante intelligente Echo, con integrata la sua assistente virtuale Alexa.

 

Il loro funzionamento: Gli assistenti digitali sono composti da un software che interpreta il linguaggio naturale e che, se opportunamente addestrato, può dialogare con degli interlocutori umani allo scopo di fornire informazioni o compiere determinate operazioni.

 

Rilevanza economica: Secondo una ricerca condotta da Ovum, gli assistenti virtuali installati nei vari dispositivi superano la popolazione mondiale attuale, con 9,5 miliardi di esemplari. Ovum riporta inoltre che, “Google Assistant”, sta dominando il mercato del riconoscimento vocale, con una quota di mercato del 23.3%, “Samsungs Bixby” con 14.5%, “Siri” con 13.1%, “Amazon Alexa” 3.9% ed infine “Cortana” con 2.3%.

 

Nel dettaglio, la scrittura vocale: I programmi di scrittura vocale permettono di dettare documenti in qualunque editor di testo come Notepad, Word, OpenOffice o la casella di testo del proprio programma di posta elettronica. Permettono inoltre di costruire macro vocali che comandano la freccia del mouse per riavviare il computer, aprire e chiudere file e programmi, accedere ai menu o a un dato sito Internet. L’installazione richiede la lettura di un brano davanti al microfono, per abituare il programma a riconoscere la voce, che viene registrata e analizzata per costruire una libreria di file vocali (tuning). L’addestramento del programma rispetto alla voce del lettore riduce drasticamente gli errori legati al riconoscimento vocale. In un secondo momento, il programma chiede un elenco di documenti Word o in altri formati scritti da chi parla, per memorizzare il suo lessico. L’addestramento può proseguire quando il programma non riconosce la pronuncia di una parola, digitando il testo e registrando la pronuncia corrispondente in modo che il programma crei un file vocale (che abbina suono e scrittura della parola desiderata). Alla parola può essere abbinata, in alternativa, una sequenza di simboli dell’alfabeto fonetico.

 

E come funziona? 

Questi programmi funzionano con algoritmi adattativi di tipo statistico inferenziale, che ricostruiscono il linguaggio in base alla frequenza delle associazioni fra parole. Possiedono anche un vocabolario fonetico con le pronunce base di numerose parole nella lingua selezionata e sono in grado  così anche il timbro di voce del parlante. L’altra grande famiglia di sistemi per l’analisi del linguaggio utilizza un vocabolario di dominio costruito dai produttori e dall’utente, ad esempio tramite ontologie. Il programma di riconoscimento vocale propriamente non deve “capire”, ma trascrivere quanto detto. Tuttavia, il possesso di un vocabolario non solo di singole parole, ma di loro associazioni tipiche, inserito dall’uomo o ricostruito con mezzi statistici, è di notevole aiuto a migliorare la qualità del riconoscimento stesso.

Marta Napolione, 4^F 2020-2021

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