LE MANS: STORIA DI UN MITO


Da quasi 70 anni a questa parte, ogni anno, circa alla metà di giugno, si tiene sullo storico Circuit De La Sarthe, situato nella regione dei Paesi della Loira, a sud ovest di Parigi, la gara automobilistica forse più famosa del mondo.

Questa competizione è diventata infatti una vera e propria tradizione fin dal lontano 1923, interrottasi solo con la forte crisi del 1936 e lo scoppio della seconda guerra mondiale, dal 1940 al 1948.

La corsa, della durata di ben 24 ore, si disputa su un tracciato semi-permanente lungo oltre 13km; nella gara, oltre alla prestazione più o meno ottimale della vettura in qualifica, gioca un ruolo fondamentale l’autonomia, nonché la robustezza strutturale della macchina che, per un intero giorno di gara, è sollecitata completamente sotto ogni suo punto di vista, dal telaio alle sospensioni e dai freni al motore, spesso causa della maggior parte dei ritiri durante la corsa.

Il circuito sfrutta, per buona parte, strade aperte per tutto l’anno alla regolare circolazione. Queste successivamente, qualche giorno prima della gara, vengono chiuse per poter essere adeguatamente adattate all’evento.

Il circuito, nel corso del tempo, ha subito diverse modifiche che l’hanno reso sempre più sicuro, ma allo stesso tempo anche molto meno veloce. Basti pensare che nel 1990 il famoso rettilineo dell’hunaudières -il rettifilo più lungo del mondo (6,75km), dove già negli anni ’50 le vetture raggiungevano velocità intorno ai 280km/h, e dove nel 1988 una WM-P88 (automobile francese realizzata da 2 progettisti della peugeot) segnò una velocità di 405 km/h- venne troncato con l’introduzione di 2 chicane.

Anche il regolamento subì molte variazioni. Fino al 1967 i team erano liberi di sviluppare le proprie vetture senza particolari restringimenti, ma dal 1968 venne imposto un limite di cilindrata di 3.0 litri, per cercare di diminuire la velocità sul rettilineo, perciò i motori con cilindrata superiore ai 5.0 litri vennero banditi dalla competizione escludendo quindi molte marche, invece le auto con cilindrata fino a 5.0 litri poterono inizialmente gareggiare solo nelle categorie minori e nel 1972 furono anche esse escluse completamente dalla competizione.

Nel 1975, in vista della crisi petrolifera, vennero imposte notevoli limitazioni sul consumo del carburante, anche se appena un anno dopo furono tolte, permettendo così alla Porsche ed alla Renault, entrambe sovralimentate, di dare origine ad un lungo duello che si concluse solo nel 1978, quando la Renault, dopo aver conquistato la vittoria sulle auto tedesche, decise di concentrarsi sulla F1.

I motori con le successive edizioni raggiungono l’apice dell’era turbo, anche se alcune marche come Mazda, pur riuscendo a rimanere nei limiti del regolamento, iniziarono a testare il motore rotativo che portò la casa giapponese alla vittoria nella classe regina nel 1991, l’ultimo anno prima dell’ introduzione dei nuovi motori 3.5 V10 aspirati di derivazione F1, grazie a quali la Peugeot riuscì ad aggiudicarsi l’annata 1992 battendo di ben 10 secondi la pole segnata dalla Mercedes C11 l’anno precedente.

Con gli anni 2000, invece, ci fu un maggior coinvolgimento degli Stati Uniti nella corsa con Cadillac e Chrysler che tuttavia non riuscirono mai a concretizzare la prestazione in gara a causa di problemi tecnici; dal 2011, invece, le vetture prototipi sono divise in 2 categorie. I grandi costruttori sono inseriti nella LMP-1, mentre i privati nella LMP-2.

Al primo gruppo è consentita solo una cilindrata massima di 3.4 litri per i motori aspirati, mentre di 2.0 litri per i motori sovralimentati; oltre ai motori a combustione interna sono ammessi anche sistemi Kers, che, grazie all’ MGU-K, possono accumulare, e quindi sfruttare, l’energia raccolta nei momenti di frenata per avere un maggiore spunto sul rettilineo o sulle accelerazioni. La seconda divisione prevede, invece, motori di cilindrata significativamente più alta ma senza il sistema ibrido sopra citato. Naturalmente la complicazione delle macchine moderne è estremamente più elevata rispetto alle versioni di qualche decennio fa. Non per niente partecipare a queste competizioni risulta sempre più oneroso e sicuramente non vengono agevolati quei team che, a differenza dei big, non hanno disponibilità  economiche tali da potersi permettere lo sviluppo di propulsori ibridi tanto sofisticati.

La 24 ore resta comunque una delle corse più significative, oltre che importanti ed emozionanti dei nostri giorni. Essa, infatti, nonostante i 

numerosi cambiamenti del regolamento, è riuscita a conservare un fascino unico grazie anche al forte e speciale legame che, con il tempo, si è instaurato tra gli appassionati ed il Circuit De La Sarthe. Per questa ragione è una delle poche corse che ricordano, ancora oggi, il sapore degli anni di gloria del passato, quando il pubblico poteva immergersi e toccare quasi con mano il mondo del motorsport, che mai come ora è tanto lontano dal pubblico. Per questo motivo è un mio forte desiderio riuscire ad assistere a questa gara negli anni a venire, magari dopo la conclusione degli studi liceali.

Raffaele Stefano Morandi

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