PENSIERI SULLE CORDE…del violino


Strumento che suono da una decina d’anni, il violino è ormai diventato davvero una parte di me. Pensare
che quando ho iniziato, da bimbetto timido e magrolino quale ero, quasi nessuno mi ha preso sul serio,
anche perchè a quel tempo mi piaceva tantissimo giocare a calcio, a nascondino o a “ce l’hai”, tutte
attività dinamiche e scomposte che effettivamente mal si accostano ad uno strumento così rigoroso,
severo e statico.
Eppure….
Lo studio del violino richiede una applicazione costante e continua, ma soprattutto esige umiltà e onestà.
Non si può barare con il violino: se non ti sei esercitato a sufficienza, se le posizione delle dita non è più
che esatta, se i tempi non sono calcolati più che correttamente, il violino sembra accorgersene, il risultato
non viene e il giudizio è spesso impietoso. Studiare un pezzo significa infatti non solo interpretarlo, ma
farlo entrare in te fino a poterlo controllare. Quando ciò riesce, si ha davvero la sensazione di essere
cresciuti dentro.
Dedicandomi a questo strumento non ho imparato solo ad apprezzare la musica, ma anche a dare valore al
tempo, a rispettare il lavoro, a misurare le mie capacità senza avere timore di confrontarmi con le mie
imperfezioni, ed ho compreso la nobiltà di impegnarsi per essere sempre all’altezza della situazione.
Quanto al calcio….. beh! La tentazione di fare qualche tiro, a dire il vero, non l’ho mica persa del tutto, e a
quanto pare non sono l’unico nel gruppo di musicisti. Ricordo quella volta che, dopo un emozionante
concerto in alta quota per il CAI, siamo finiti tutti, direttore d’orchestra compreso, in mezzo al prato dietro
a un pallone, su un campo in pendenza con porte improvvisate.
Dalle arie ai fischi…. tanti, anzi tantissimi, specie di rigore!

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