LA RICERCA DELLA FELICITA’

Cos’è la felicità? Quali sono le vie per raggiungere la gioia? Vi proponiamo una riflessione, a partire dalle parole di Papa Francesco e da altri esempi, su che cosa ci regala gioia.

LA FELICITA’ NEL RAPPORTO CON GLI ALTRI

“Perché la gioia è missionaria, la gioia non è per uno, è per portare qualcosa… È per portarlo agli altri, perché la gioia è missionaria!”.

Queste sono state le parole di Papa Francesco durante la veglia di preghiera della Giornata Mondiale della Gioventù. Egli si è rivolto così a due milioni di giovani pellegrini invitandoli a riflettere sul tema della Gioia e della Felicità. E io, incuriosita da quella provocazione, sono andata alla ricerca di modi in cui la Gioia è stata rappresentata nel corso della storia dall’uomo.

Il Papa ha presentato questi due stati d’animo partendo dal racconto di Maria tratto dal Vangelo di Luca. Maria, dopo l’annuncio della sua gravidanza e di quella di sua cugina Elisabetta, corre da lei per diffondere la buona notizia. Allo stesso modo, il Papa ci invita a coltivare la capacità di trasmettere gioia agli altri e riconoscere che senza l’altro la gioia rimane arida, povera, perché non può essere condivisa. Infatti, concretamente Gioia è, per definizione, una persona o una cosa che sia fonte di felicità e di consolazione per qualcun altro.

Ovviamente non è un sentimento assoluto, esistono i momenti di difficoltà e confusione, che rendono l’opera missionaria di gioia ancor più complessa, ma può succedere che da un momento buio nasca l’ottimismo. Un esempio dal mondo artistico è il quadro The Joy of Life (la Gioia di Vivere) di Henri Matisse del 1906. L’incontrollata forza cromatica dell’opera di Matisse simbolizza a pieno la forza di queste emozioni positive, in un periodo storico artisticamente governato da angosce e tensioni e specialmente durante la crisi di fine secolo avvenuta nel ‘800.

il papa durante l'incontro in gmg
Papa Francesco durante l’incontro con i pellegrini della GMG, Lisbona

WILLIAM WORDSWORTH: LA NATURA COME FONTE DI GIOIA

La Gioia poi può anche derivare da oggetti, non solo da persone. Ciò non inteso solo in un senso materialistico, ma anche come relazione con l’inanimato, come il contatto con la natura. Per esempio, nel dibattito ottocentesco sul rapporto tra l’uomo e la natura, il poeta inglese William Wordsworth sostiene che un uomo, immerso nella bellezza naturale di un paesaggio o di un semplice campo di fiori, non può che rallegrarsi e provare gioia. Allora, il ruolo del poeta è quindi quello di condividere la bellezza, l’armonia della natura al fine di far provare gioia anche agli altri uomini. In Wordsworth si ritrova quel concetto di Gioia missionaria, promotrice di questa riflessione.

LA GIOIA NELLA MUSICA E NEL CINEMA

Lo splendore che ci stupisce e procura gioia può scaturire da ogni forma d’arte. Abbiamo già nominato la pittura con Matisse e la poesia con Wordsworth, ma non possiamo non fare riferimento alla musica e al suo linguaggio universale. Esempio eclatante e costruttivo per il nostro scopo, l’Inno alla Gioia di Ludwig van Beethoven. Questo inno corrisponde al quarto e ultimo movimento dalla nona sinfonia del pianista, scritto per adattarsi al testo “Inno alla Gioia” di Friedrich Schiller. Nell’ode del poeta tedesco si parla idealmente di fratellanza, di una società di uomini legati da vincoli di gioia e amicizia universale. Allora il musicista traduce questi concetti sullo spartito, e per questo, e per l’universalità del linguaggio musicale, il suo inno viene adottato nel 1972 come Inno Europeo, senza testo. In relazione alla funzione di trasmissione dell’emozione della gioia, in questo caso sicuramente la musica non fallisce.

Una delle più recenti rappresentazioni della Gioia personificata si trova nel film d’animazione Disney Inside Out. La Gioia, insieme ad altre emozioni, diventa un personaggio che nella nostra mente coordina il nostro funzionamento e la reazione agli stimoli esterni. In esso si spiega ai bambini, ma anche ai più grandi, che eliminare la tristezza non significa trovare gioia perpetua, anzi, senza un confronto e un cambiamento si rischia di cadere nel tedio e nella noia, così che nemmeno il piacere viene più considerato come tale.

Il discorso del papa, da cui siamo partiti, si conclude con l’invito a ricercare le radici della nostra gioia. Che siano esse la famiglia, gli amici, gli educatori, o persino delle cose, è importante non trattenere la gioia. In conclusione, è necessario esprimerla per lasciare che essa raggiunga anche gli altri e cresca.

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