Caparezza: “Eterno Paradosso”, un brano significativo

Caparezza, pseudonimo di Michele Salvemini, rapper e cantautore italiano. Nato a Molfetta, in Puglia, il 9 ottobre 1973, ha deciso di dedicare la propria vita alla musica e, dopo una carriera turbolenta, alternatasi tra grandi successi e momenti di crisi interiore, all’ età di 48 anni ha deciso di rilasciare il suo ultimo disco, “Exuvia”. Questo Album è molto profondo e intimo. Ha deciso infatti di non parlare delle solite tematiche sociali, ma bensì di dedicare questo disco a se stesso, raccontando quello che ha passato e i suoi dissidi interiori. Michele ha voluto presentare questo disco come una sorta di viaggio diviso in quattro parti: l’entrata nella foresta, il viaggio nella foresta, la morte e infine la rinascita di se stesso.

Infatti il termine Exuvia indica proprio la rinascita, il guscio vuoto di un insetto dopo che ha subito la sua metamorfosi, come Michele che, dopo la sua crisi, ha avuto una rinascita. In particolare ho voluto dedicare la mia attenzione al brano “Eterno Paradosso”.

“Eterno paradosso” è quello che l’artista vive tra l’essere Michele, una persona riservata e che non ama essere posto sotto i riflettori e Caparezza, un personaggio pubblico che, a causa del suo lavoro, è costretto a stare sotto i riflettori ed è costantemente sottoposto all‘esposizione mediatica.

Per rappresentare la sua situazione, Michele fa rifermento alla dottrina del filosofo greco Eraclito, secondo la quale l’universo è governato da contrari (“giorno notte, inverno estate, guerra pace”), che non possono fare a meno gli uni degli altri. Di conseguenza, tutto scorre (“panta rei”) e niente resta immutabile. Così Michele e Caparezza non possono vivere l’uno senza l’altro.

“Eterno Paradosso” è composto da una strofa, poi un ritornello, una seconda strofa e per concludere un ritornello finale più lungo del primo.

La prima strofa è costruita su un’elencazione di diversi paradossi che affliggono il cantante. Ad esempio il terzo verso cita: “Ho i piedi a terra ma gli unicorni sui calzini”, con questa frase Caparezza afferma di essere un sognatore razionale, ovvero da un lato, essendo un artista, è un sognatore che si proietta verso il cielo ma allo stesso tempo è una persona che rimane coi piedi per terra, quindi attaccato alla vita reale. Anche il verso successivo rappresenta per lui un altro grande paradosso, “e queste bodyguard erano i miei bulli”. L’artista immagina che le stesse persone che prima lo maltrattavano sia fisicamente che psicologicamente, adesso sono costrette a lavorare per lui e proteggerlo.

Nel ritornello invece riprende quello che è per lui il suo più grande paradosso infatti tramite la frase “vivo un eterno paradosso un introverso e con i fari addosso” ricorda ancora una volta la sua duplice personalità, da un lato una persona riservata e, come dice lui stesso, introversa, che però allo stesso tempo si trova sotto i riflettori quindi al centro dell’attenzione di tutti. Nella seconda parte del ritornello “E non affondo/Ora so nuotare a dorso/Lascio l’abisso alle mie spalle/Vago nel Panta Rei” rende concreto il concetto letterale del “tutto scorre”, il senso di ciò sta nel fatto che l’autore decide di non lasciarsi sopraffare dai cambiamenti che avvengono sia dentro che fuori di sé, ma bensì, decide di lasciarsi trasportare da questi come nel flusso di un fiume. La metafora del fiume è la stessa che Eraclito usa nella sua teoria del divenire per spiegare il concetto di “Panta Rei”

La seconda strofa riprende la stessa struttura della prima, quindi decide di elencare ancora una volta una serie di paradossi che riguardano sia la sua persona, ma anche la società in cui viviamo. Ad esempio “tolgo voce agli allarmisti, ladro di antifurti” con questo verso Michele afferma di instaurare curiosità e scetticismi nelle persone intorno a se. Di conseguenza, toglie voce a tutti colore che quotidianamente diffondono notizie che creano allarme. Il paradosso di questo verso sta nel fatto che Michele ruba qualcosa ad altri e, in questo caso, metaforicamente ruba un dispositivo usato per scongiurare i furti.  Oppure “Del resto anch’io facevo Tarzan nella mia dimora Come Baltimora Poi la piazza, che mi fa la ola San Giovanni, Roma”, con questo verso Caparezza paragona se stesso a Tarzan, che prima è cresciuto in una giungla, quindi in un ambiente riservato e isolato così come lui è stato per molto tempo nella sua dimora, nel suo privato e poi, da un momento all’altro, si ritrova catapultato di fronte a migliaia di persone che gli fanno la Ola.

La canzone ripete poi lo stesso ritornello visto precedentemente per poi chiudersi con un assolo di chitarra da parte di Alfredo Ferrero, durante il quale Caparezza ripete il suo continuo vivere in questo “Eterno Paradosso”.

Questa canzone ci fa riflettere, tutti nel nostro piccolo ci troviamo a vivere dei paradossi. L’Importante é esserne consapevoli.