La Mandragola: inganni, corruzione e modernità

La Mandragola di Niccolò Machiavelli, seppur scritta più di cinquecento anni fa, era e rimane una delle opere simbolo della letteratura italiana. La sua freschezza, la sua vivacità, ma anche la sua verosimile somiglianza alla modernità, la rendono ancora oggi un componimento da ammirare e da cui essere ispirati. 

La Trama

La trama della commedia è basata sull’inganno e sull’astuzia, sulle bugie e sulle apparenze. L’inganno che ne sta alla base parte dal desiderio, in questo caso quello di Callimaco , giovane ricco e voglioso, intento a conquistare in tutti i modi Lucrezia, moglie del dottore in legge Nicia. Callimaco, servendosi dell’astuzia del sensale Ligurio, architetta così un piano per conquistare la donna desiderata. Si finge medico e propone a Nicia un rimedio per la sterilità che sta affliggendo lui e sua moglie. Il rimedio consiste in una pozione di mandragola che renderà fertile Lucrezia, ma ucciderà il primo uomo che avrà un rapporto con lei. Nicia viene presto convinto dalle parole di Ligurio e del “medico” Callimaco e, anche Lucrezia, seppur con più difficoltà, viene convinta, soprattutto grazie all’intercessione di sua madre Sostrata e di Fra Timoteo (anche loro corrotti da Ligurio). Lucrezia assume così la pozione, in realtà vino zuccherato, e aspetta l’arrivo del povero garzone che dovrà giacere con lei e poi morire. Il garzone si rivela essere Callimaco, che riesce così ad ottenere la sua notte di passione con Lucrezia. I due poi diventeranno amanti.

Una commedia brutalmente moderna

Leggendo la Mandragola è facile ritrovarsi nelle parole e nella storia, che avvolge e intrattiene, ma fa anche riflettere. Uno dei motivi per cui è così facile immedesimarsi nella commedia è senza dubbio la sua modernità senza tempo, che ci rappresenta, ci critica e ci pone sotto un riflettore, nudi davanti ai nostri difetti. Perché alla fine è di questo che parla la Mandragola: difetti. 

Ogni personaggio viene ben caratterizzato e messo sotto una luce tutta sua, che gli appartiene e ne risalta gli aspetti che lo contraddistinguono. Ogni personaggio, dallo stolto Nicia alla pia Lucrezia, è macchiato da un difetto, da un peccato del carattere. Leggere la mandragola, per certi versi, è come fare un giro all’interno dell’inferno dantesco, ogni personaggio un girone, un peccatore. 

La società descritta dalla Mandragola è estremamente moderna e ci assomiglia in maniera allarmante; si prende gioco di noi, facendoci ridere davanti a cose che vedremmo anche guardando noi stessi. Non è difficile trovare la stessa avarizia, la stessa corruzione, la stessa smania di soddisfare i propri desideri anche nel mondo che noi stessi viviamo tutti i giorni.

Questa qualità quasi camaleontica della Mandragola le permette di sopravvivere e piacere anche oggi, questa brutale rappresentazione delle nostre imperfezioni e dei nostri peccati immortali la rende eterna. Ed è proprio questo l’intento della Mandragola, farci ridere davanti alle nostre stesse caricature, rendendoci ipocriti, ma anche spingendoci a guardare noi stessi e a far sì che, notando i nostri difetti, possiamo esserne consapevoli. 

Nicia e Callimaco, i personaggi dell’istinto

Nicia e Callimaco sono entrambi personaggi che si lasciano trasportare dai loro desideri e dalle loro passioni. 

Callimaco incarna tutte le qualità del giovane smanioso di ottenere ciò che vuole, di sfogare il suo amore. Questo amore che inizialmente potrebbe assomigliare a quello alto e puro del fin amor, ma che presto si trasforma in un amore basso e volgare, quasi rozzo, guidato solamente da una parte bestiale dell’uomo, priva di ragione. Non è soltanto il suo amore a cambiare, ma anche il suo ruolo all’interno della storia. Egli passa da un ruolo attivo, che lo vede voglioso di trovare un modo per conquistare Lucrezia, a un ruolo passivo, che vede tolte le redini a Callimaco per essere affidate a Ligurio, vero architetto della beffa.

Nicia, dal canto suo, incarna perfettamente lo sciocco che a tutti sembra essere, ma dentro di sé nasconde dei tratti ben più profondi della semplice apparenza. È un personaggio molto sfaccettato, nonché portatore di una satira che critica la società e i mali che l’affliggono. Egli è avaro, presuntuoso, disonesto e brutale nei confronti della moglie, che per lui sembra non avere alcun valore. Nicia viene trascinato dal suo istinto, che spesso e volentieri lo porta a pensare solo ai propri comodi e mai al prossimo. In questo senso, Nicia è un personaggio molto più profondo rispetto a Callimaco, da egli infatti scaturisce una vena quasi disumana e inquietante, del tutto assente in Callimaco. La totale amoralità di Nicia ce lo fa quasi sembrare un mostro.

Altra qualità fondamentale di Nicia è la sua prepotente pigrizia, nonché la sua totale assenza di speranze verso il futuro. È un personaggio inetto, che non osa e non rischia, che critica impudentemente chiunque abbia iniziativa e spirito d’impresa. Da notare bene che il carattere e i difetti di Nicia sono gli stessi di coloro che, tra il pubblico, stanno ridendo di lui. Machiavelli crea così una burla nella burla, ingannando sia Nicia che il pubblico.

Ligurio e Fra Timoteo, i maestri dell’astuzia 

Ligurio è il vero e proprio burattinaio della storia, il parassita che muove i fili e tende le trame della commedia. Egli rappresenta, per certi versi il principe che Machiavelli descriverà poi nel suo trattato. La sua lucidità e freddezza, la sua prontezza nell’agire, la sua indifferenza verso i principi morali che dovrebbero dettare le sue azioni e la sua prontezza nel reagire alla difficoltà lo rendono il tipico eroe descritto da Machiavelli. Ligurio è quindi un principe in miniatura, che agisce non sul vasto piano dello Stato, ma su quello più ridotto della città. È un personaggio cinico e manipolatore, che rappresenta a sua volta la corruzione da cui è colpita la società. Ligurio però, a differenza di Nicia, non è mai motivato dal denaro in ciò che fa, ma agisce solo per il piacere di farlo, di esercitare la propria astuzia e il suo intelletto nelle maniere più disparate. 

Un personaggio molto affine a Ligurio è senza dubbio il corrotto frate Timoteo, anch’egli abile manipolatore e astuto personaggio. Anch’egli, così come Ligurio, rappresenta la corruzione sociale, ma lo fa da un punto di vita più economico e materialistico. Mette in atto i suoi inganni solo a causa della sua sete di denaro.

Lucrezia, un principe inaspettato 

Lucrezia è un personaggio di cui si parla molto, ma che non entra mai in scena se non alla fine. Il suo personaggio si potrebbe dividere in due fasi, la prima fase, all’inizio della commedia, e la seconda fase, alla fine della commedia. Inizialmente Lucrezia è vista come pura, pia, devota, religiosa e onesta, quasi incorruttibile. Pone resistenza di fronte alla proposta, fattale dalla madre, Sostrata, e cede solamente alle parole di fra Timoteo, uomo religioso e quindi per lei affidabile. Alla fine della commedia vi è un ribaltamento totale del personaggio. Lucrezia diventa il prodotto dei peccati che l’hanno influenzata. Anch’essa, quasi come meccanismo di difesa, si ritrova a diventare manipolatrice, astuta e amorale a sua volta. Alla fine, Lucrezia si ritrova ad accettare la fortuna e a lasciarsi guidare da essa, mostrando così la sua duttilità. 

Lucrezia è un personaggio in un mondo in cui gli uomini non sono buoni, ma solo “tristi e malvagi”. Lucrezia realizza così che se vuole sopravvivere deve rinunciare alla sua integrità morale, questo è l’unico modo per evitare la rovina. 

Lucrezia assume così il ruolo di un principe machiavelliano, diventa una donna amorale, calcolatrice e duttile. E così, inaspettatamente, ci ritroviamo davanti al vero principe della commedia, la vera figlia dell’ideale di Machiavelli. 

Machiavelli e l’ombra del passato

È chiara, all’interno della commedia, l’impronta di letterari passati, sia di origine greca sia di origine latina. Sono molteplici e molto evidenti i riferimenti ad artisti come Terenzio e Plauto, maestri della commedia latina. La stessa struttura della Mandragola è a intreccio, molto simile a quelle di Terenzio. Tutti i nomi sono di origine greca, compreso quello della “suocera” Sostrata, che ha lo stesso nome di una dei protagonisti dell’Hecyra di Terenzio. L’unico nome di origine latina è quello di Lucrezia. Sono presenti riferimenti anche a letterati più recenti, come Boccaccio e il suo tema dell’uomo beffato.

Machiavelli e Pirandello

La commedia di Pirandello è lontanissima da quella del Cinquecento, ma riusciamo comunque ad individuare delle somiglianze tra la Mandragola e una commedia scritta da Pirandello nel 1919, “L’uomo, la bestia e la virtù”.

La due commedia potrebbero sembrare diverse fra loro, ma se si osserva bene si potrà notare il loro sottofondo comune. La trama e l’intreccio, chiaramente di ispirazione boccacciana, comuni ad entrambe le commedie fanno capolino da dietro le apparenze e le forme delle due commedie. 

Le trame sono simili e trattano gli stessi argomenti: la beffa al marito, l’impossibilità della coppia di rimanere gravida, il tentativo di attribuire al marito ignaro una paternità che non è sua. 

Le differenze tra le due commedie sono comunque ben evidenti, prima fra tutte la differenza tra il tono di narrazione di Machiavelli e quello di Pirandello. Il pessimismo e il cinismo cronico presenti durante tutta la Mandragola di Machiavelli, non sono presenti all’interno della commedia di Pirandello, che risulta essere più caricaturale e grottesca.

Né buoni, né cattivi   

Concludendo, la Mandragola riesce a rappresentare un mondo moderno e immortale, attraversato da personaggi che non risultano mai essere né buoni, né cattivi. La commedia aleggia quindi in un limbo, sospesa tra moralità e immoralità, passato e presente, giusto e sbagliato.