Le manifestazioni contro il cambiamento climatico sono sempre più numerose e imponenti, guidate da giovani, carichi di speranze e di illusioni, che cercano di mobilitare le masse  e di incitarle a fare il possibile per risolvere la situazione tragica in cui ci troviamo. Ora, le premesse sono pressoché inattaccabili: come si può criticare un gruppo di ragazzi che cerca di sensibilizzare o, comunque, di fare qualcosa per impedire che la temperatura della terra continui a salire? Nei fatti tuttavia, oltre ad un gruppo che crede veramente in ciò per cui combatte, ci sono anche persone che non conoscono approfonditamente o almeno in linea generale i problemi legati al cambiamento climatico, oppure ragazzi che per protesta compiono gesti eclatanti, spesso inutili e contraddittori coi loro principi.

Le manifestazioni e i “fridays for future”

I famosi “fridays for future” sono un ottimo esempio di questo fenomeno: le proteste, arrivate anche in Italia intorno al 2019, sono manifestazioni per evidenziare i problemi del cambiamento climatico che hanno come simbolo la giovanissima studentessa svedese Greta Thunberg. Tuttavia, oltre a tali figure di spicco e attivisti convinti, emergono sempre più di frequente figure estranee a tale contesto, che sfruttano la scusa della “protesta per l’ambiente” (per favore personale/ comodità). Ormai tali esempi sono diventati virali ed è impossibile non imbattersi in essi su internet o sui social.

“Cosa vogliamo, cambiamento climatico, e quando lo vogliamo, adesso!!”, così un ragazzo, ad una di queste proteste, esprime il motivo per cui è sceso in piazza.

“Non mi faccia queste domande difficili” risponde un altro ad una giornalista quando gli viene chiesto cosa sia il cambiamento climatico.

Tali manifestazioni sono caratterizzate da slogan, frasi fatte che incitano al cambiamento, alla sostenibilità, ma che normalmente non hanno efficacia; nella maggior parte dei casi, infatti, in queste proteste ci si limita a ripetere frasi già sentite senza capire veramente di che cosa si sta parlando.

Sembra quasi che ciò che si vuole non sia un radicale cambiamento (troppo faticoso da ideare e attuare), ma esprimere dissenso senza cercare una soluzione: semplice propaganda.

Talvolta alcuni di questi “presunti attivisti” compiono gesti contraddittori con i loro ideali: gettare per terra il mozzicone della sigaretta o addirittura arrivare all’inquinamento dell’aria, come ad esempio quando hanno bruciato il mondo in cartapesta in Piazza Duomo. Un altro evento simile, ma di maggior effetto,  arriva da oltremanica, più precisamente da Londra: un gruppo di ambientalisti chiamato Extinction Rebellion stava tentando di sparare sangue finto sul palazzo del tesoro di Westminster: tale liquido ha sporcato la via ed è risultato necessario l’intervento delle autorità. Ora, tralasciando l’eventuale inquinamento causato, era davvero  necessario un gesto così eclatante per smuovere le coscienze e per fare la differenza?

Manifestanti danno fuoco a un mondo di cartapesta in piazza Duomo a Milano

La vera soluzione al problema

Il cambiamento climatico, però, è un serio problema che non va assolutamente sottovalutato o ignorato; tuttavia, anziché cercare solo di attirare l’attenzione dei mass media e della politica bisognerebbe proporre alternative o progetti innovativi per risolvere tale problema. Spesso non se ne parla, ma moltissime idee si stanno facendo strada e parte di esse sono già in atto, raccogliendo fondi da privati, aziende o start up originalissime; un esempio può essere la collaborazione tra l’azienda Carbfix e la multinazionale svizzera Climeworks AG, che hanno messo a punto un impianto per la solidificazione della CO2 dell’atmosfera: essa viene miscelata con acqua e pompata sotto terra dove, attraverso le alte temperature e la maggiore pressione si forma roccia a partire da tale gas inquinante.

Un’altra idea innovativa viene da un giovane olandese che, a soli 24 anni, ha lasciato gli studi e, dopo aver raccolto 30 milioni di dollari, si è dedicato alla realizzazione di un progetto rivoluzionario: Ocean Cleanup, una macchina per rimuovere la plastica dagli oceani. Il progetto è stato quasi ultimato, e attualmente, è utilizzato al largo delle coste di San Francisco per testarne l’efficacia.

La Ocean Cleanup in mare

 

Considerando gli obiettivi raggiunti dalle due parti, quindi, ha davvero senso continuare a protestare chiedendo di agire, o è meglio passare subito all’azione?

 

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