Accendere una torcia significa accendere anche una narrazione: quale Paese stiamo mostrando al mondo?
La fiamma si accende, lo stadio trattiene il fiato, il gelo incontra il sudore e le lacrime calde. Tutto sembra sospeso nella perfezione del momento sportivo, eppure, quando la torcia olimpica si illumina, si illumina anche una mappa politica e lo sport diventa specchio del mondo.
Città del Messico, 1968, Tommie Smith e John Carlos alzano due pugni in aria, segno di protesta contro il razzismo. Monaco di Baviera, 1972, undici atleti israeliani vengono presi in ostaggio e uccisi. New York, 1980, la squadra USA di hockey su ghiaccio batte la squadra dell’Armata Rossa, tirando una delle prime “spallate” all’URSS in piena Guerra Fredda. La storia ci ha mostrato diverse volte come l’arena olimpica non riguardi solo le prestazioni degli atleti, ma come sia stata teatro di importanti gesti e simboli politici.
Oggi il contesto geopolitico è di nuovo teso. Guerre vicine, equilibri fragili, identità nazionali che tornano a indurirsi. Per questo, non possiamo considerare le prossime Olimpiadi invernali solo come un evento atletico. Sono anche materia politica: ciò che si costruisce, ciò che si investe, ciò che si mostra, ciò che si vuole rappresentare al mondo. Che impatto avranno quindi i giochi invernali in campo politico e quale sarà il ruolo dell’Italia? Lo abbiamo chiesto al Senatore Alessandro Alfieri e a Matteo Luigi Bianchi (Vicepresidente del Comitato europeo delle regioni in Europa e Vicesegretario ANCI Lombardia) in occasione della conferenza introduttiva moderata da Damiano Franzetti (responsabile della pagina sportiva di VareseNews) Neve, fatica e sogni: la materia delle Olimpiadi di venerdì 7 novembre.
Dalle loro parole emerge una consapevolezza: ospitare una manifestazione di questa portata significa decidere come plasmare il territorio, l’economia, l’immagine del Paese. La materia non è solo cemento, neve artificiale o nuove linee ferroviarie. È la comunità che abiterà quegli spazi dopo i giochi. È la storia che si deciderà di raccontare. E allora l’augurio è questo: che le Olimpiadi non diventino una passerella di poteri contrapposti, ma un momento di incontro reale. Che la materia politica non schiacci lo spirito sportivo, ma lo accompagni. Che ciò che rimanga, una volta arrotolate le bandiere e smontati gli striscioni, sia qualcosa di più di un ricordo: sia un’eredità condivisa.




(da: https://www.gettyimages.it/bot-wall?returnUrl=%2F&language=it)

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