Alla vigilia di Milano Cortina 2026, uno studente universitario ed una campionessa olimpionica raccontano fatiche, sogni e avventure sugli sci e sulla neve.
Poco prima dell’inizio del convegno “Neve, fatica e sogni: la materia delle Olimpiadi”, tenutosi la mattina del 7 novembre nell’Aula Magna dell’Uninsubria, la nostra mini-redazione di BlogLab compie due incontri tanto inattesi quanto fortunati. Il primo è con Tommaso Gallazzi (20 anni), studente all’Uninsubria e appassionato di sci alpino che si trova fra gli spettatori. Pensando inizialmente di trovarci di fronte ad un campione internazionale (veniamo infatti ingannati dalla sua felpa della nazionale italiana), ci avviciniamo per fargli domande e scopriamo che si tratta semplicemente di un appassionato. Ma non per questo la sua intervista ci riserva meno sorprese…
Ehi, ciao, ma tu hai per caso vinto le Olimpiadi?
Io??? No, no! Però sono appassionato di sci alpino… Ah, vi ha ingannato la felpa! Quella ce l’hanno un po’ tutti. (risate)
Quando hai iniziato la tua carriera di sciatore (anche se non olimpionico)?
Ho infilato per la prima volta i piedi negli sci a 3 anni e da allora vado a sciare in Val Seriana ogni weekend. Ho preso parte alle competizioni CSI (Centro Sportivo Italiano, ndr) e oggi vorrei diventare maestro di sci. È un corso piuttosto arduo, anche perché bisogna stare al livello di sciatori professionisti, ma la paga è davvero buona!
Hai detto che scii ogni weekend: come riesci a coniugare questo impegno sportivo con la scuola?
Ormai un po’ mi ci sono abituato: mi alzo prima il sabato del lunedì! In ogni caso, sono cresciuto con questo impegno e ne ho sempre tenuto conto nella mia routine scolastica. Sapevo che sarei andato a sciare nel fine settimana, perciò mi organizzavo di conseguenza. Tra l’altro ho frequentato l’istituto agrario, una scuola non eccessivamente difficile che con una buona organizzazione mi consentiva di portare avanti il mio impegno.
Per concludere, consiglieresti a noi ragazzi di intraprendere il tuo stesso percorso sportivo?
Certamente! Molto spesso si sente dire che lo sci è uno sport rischioso: anche se questo è in parte vero, è sufficiente avere una buona dose di attenzione. Poi per chi, come me, è stato iniziato al mondo dello sci fin da piccolo, è ancora più facile perché si impara la prevenzione e ci si abitua ai rischi – e anche alle botte!

Grazie mille Tommaso, buona conferenza!
Subito dopo, ci imbattiamo nella seconda protagonista delle nostre interviste.
Veste un cappotto rosso, 10 medaglie olimpiche, 13 mondiali e più di 70 podi complessivi: insomma, una vera e propria campionessa questa volta! Stiamo parlando di Stefania Belmondo, fuoriclasse dello sci di fondo, nonché una delle atlete italiane olimpioniche più medagliate.
Buongiorno, signora Belmondo. Come è iniziata la Sua eccezionale carriera sportiva?
Prima di tutto, datemi del tu! (risate)
Abito nelle montagne del Cuneese e ho iniziato a calpestare la neve fin da piccolissima, ma ho messo piede negli sci per la prima volta all’età di 4 anni. Ho partecipato alla mia prima gara a 6 anni e sono arrivata ultima. Poi, dato che mi piaceva, ne ho fatta un’altra e sono arrivata penultima…
… finché non sei arrivata alle Olimpiadi!
Sì, dai campionati regionali e poi nazionali sono approdata per cinque volte alle Olimpiadi: per me, come per tutti gli atleti, l’Olimpiade è il sogno massimo a cui si può aspirare. E devo dire che ogni Olimpiade mi ha insegnato qualcosa di diverso.
Durante l’incontro di ieri ci hanno anticipato che sei sempre stata paladina dell’anti-doping nel corso della tua carriera sportiva e anche dopo: anche se, nella tua epoca, il doping era purtroppo ampiamente diffuso…
Sì, mi sono sempre schierata contro il doping e continuo a portare avanti questa mia idea. È un concetto che mi è stato trasmesso in primis dalla mia famiglia: mio padre e mia madre, quando andavamo ai raduni, mi dicevano sempre di stare attenta e di non assumere nulla. Poi anche da chi mi stava intorno: allenatori, massaggiatori e skimen mi hanno sempre incoraggiata a gareggiare con le mie forze e sulle mie gambe, e questo è stato per me veramente importante. Sono molto determinata riguardo a questo aspetto: se una persona risulta positiva ad un controllo di doping – e se ne è certi al 100% – non dovrebbe più indossare un pettorale, né gareggiare.
Oggi purtroppo molti giovani, che praticano gli sport più diversi, sono spinti dai loro stessi allenatori a fare uso di sostanze dopanti: qual è il tuo consiglio per loro ed in generale per noi ragazzi riguardo a questo tema?
Dico questo ai giovani: sappiate che non c’è soddisfazione più bella di essere arrivati sul podio con le proprie forze, sulle proprie gambe. Certamente, se ci sono delle persone che spingono verso il doping, sono loro le prime a dover essere punite, perché spesso i ragazzi non hanno la capacità o la maturità per dire no. Io, personalmente, radierei un allenatore del genere a vita.
Ci hai detto di aver calzato gli sci fin dall’età di 4 anni. Secondo la tua opinione, iniziando uno sport come lo sci di fondo più tardi, si ha comunque possibilità per arrivare ad un successo olimpico?
Sicuramente è un po’ più difficile perché lo sci di fondo è uno sport molto tecnico rispetto ad altri sport come la corsa, che sono più duri ma più facili da correggere. Iniziare presto consente di acquisire più naturalezza negli specifici gesti tecnici; ovviamente però ci sono diversi casi di atleti che, come il fondista Maurizio De Zolt, iniziano a sciare molto tardi e comunque arrivano a livelli olimpici! Certamente, serve anche del talento.
Oltre allo sci, quali sono le tue passioni e i tuoi hobby?
Ho tantissime passioni e ho sempre paura di non riuscire a fare tutto! Mi piace leggere, viaggiare, mi interessano tutti gli sport e sono appassionata ai fatti di cronaca… e tante altre cose.
Un’ultima domanda: nella tua vita, hai convissuto con l’importante impegno sportivo dello sci. Spesso anche molti di noi ragazzi si trovano a dover coniugare la scuola con gli impegni sportivi. Tu come ci sei riuscita e che consiglio ci dai?
Devo dire che ci sono riuscita con molta fatica anche perché, quando frequentavo la scuola, i professori erano meno aperti nel riconoscere il mio impegno; per loro, semplicemente, “sciavo”. Al giorno d’oggi esistono invece scuole apposite per chi è studente-atleta o comunque vengono accordate le interrogazioni programmate; è quindi un po’ più facile, ma ci vuole comunque impegno e determinazione. Io ho frequentato le Scuole Magistrali, ma non sono riuscita a terminare l’università.

Grazie mille, buona fortuna e buon convegno!
Neve, fatica e sogni. Queste le parole che ricorrono nelle interviste di Tommaso e Stefania e che faranno da filo conduttore a tutta la mattinata. Perché Milano Cortina 2026 è certamente un evento di grandissima importanza politica, sociale, economica ed ambientale: tutte tematiche che verranno affrontate da esperti del settore durante il convegno in Aula Magna. Ma mai dimenticare che la vera materia prima dell’Olimpiade sono gli atleti, le loro vite, le loro storie e i loro sogni: perché senza di loro anche l’Olimpiade più appariscente, funzionale e sostenibile non sarebbe degna di essere raccontata.
