Settima nello slalom speciale del ’68, l’ex azzurra rivive le emozioni olimpiche e racconta come lo sport e la vita siano cambiati.

“Oggi con la mia esperienza direi: non avere dubbi, non avere incertezze. Dai il massimo di te stessa e allenati. Non aver paura, vai e non fare solo un’ olimpiadi, ma fanne due o tre”.
Così direbbe a se stessa l’ ex sciatrice alpina, Glorianda Cipolla, se ritornasse indietro nel tempo, alle Olimpiadi di Grenoble del 1968, prima di gareggiare nello Slalom speciale, in cui si aggiudicò il settimo posto.
Questa gara è da sempre stata la più importante per lei: “Quello che a me piaceva moltissimo era la gara in sé, lo slalom. Mi piaceva proprio lo slalom di allora; la tecnica era molto molto diversa da quella di adesso. Per cui avevo le braccia sempre tutte nere, piene di lividi a furia di tirare giù i pali di legno”. Ma il risultato non è stato l’unica cosa che l’atleta si è portata a casa, “partecipare alle Olimpiadi è sempre stato un onore” e indossare la divisa azzurra è stata per lei una grande emozione e anche una novità.
Ma come nasce la passione di Glorianda per lo sci? L’ atleta nasce a Courmayeur nel ‘46 e per lei “fu inevitabile” appassionarsi a questo sport. Suo padre era maestro di sci e poi anche sua madre, nonostante avessero anche altri lavori. Lo sci insomma è sempre stato la passione di famiglia. Ma Glorianda sostiene che questa passione è sempre stata più che altro sua e lo sci è sempre venuto prima di qualsiasi altra cosa, le gare rappresentavano per lei l’aspetto più importante. Bisogna “allenarsi, allenarsi,allenarsi”, questa è il segreto del successo. Ma c’è anche un altro fattore che gioca un ruolo importante: “dipende un po’ come affronti la curva, come riesci. Io conosco gente che anche ai miei tempi era bravissima, sciava divinamente in pista, ma non aveva risultati attraverso i pali, per cui è un po’ un dono che uno ha”.

Nel 1968, quando ancora lo sport femminile non era particolarmente valorizzato, Glorianda è stata una delle prime sciatrici italiane a distinguersi nel panorama olimpico. “Quello che mi è dispiaciuto un po’ di Grenoble, è che noi eravamo nel nostro villaggio, Chamrousse, che era già sulle piste, per cui non vedevamo gli altri. Adesso sono tutti insieme, noi eravamo divisi: donne da una parte, gli uomini da un’altra”.
Glorianda ancora oggi segue con grande interesse e passione le gare invernali, e trova moltissime differenze da quando lei stessa ne faceva parte. “Quando io ho fatto l’Olimpiade era molto diverso, non ci si allenava come adesso.
(foto di: post facebook Italo Sport, pubblicata il 30 novembre 2018)
Adesso ci si allena 365 giorni all’anno per almeno 8 ore al giorno tra palestra e lo sci. Ai miei tempi gli allenamenti iniziavano a settembre”. Ma ciò che la stupisce di più è come viene percepito ora lo sport dai campioni olimpici e mondiali. “Ormai lo sport è diventato un business, ai miei tempi ci si divertiva molto di più”, “non c’erano soldi coinvolti, eravamo liberi, ci divertivamo. Qui invece oggi mi raccontano cose diverse, lo stress, tre o quattro allenatori. Quando ho iniziato a fare le prime gare partivo col pullman da Courmayeur a Milano, poi andavo in stazione, ma sempre portandomi gli sci e la valigia, prendevo un treno per andare dove c’erano le gare, insomma non era così semplice come adesso”, “mi ricordo per andare negli Stati Uniti e non c’erano abbastanza soldi della federazione, avevamo dovuto pagare noi il biglietto. Poi ci ospitavano, ma non in grandi alberghi, ma era giusto così, si faceva quello che si poteva e ci divertivamo molto”.
Ma anche per un’atleta olimpionica non mancano i momenti difficili e di sconforto. “Ogni tanto pensavo: ma chi me lo fa fare? Quando arrivi tutta bagnata e sei costretta ad uscire per allenarti e nevica”.
Osservando la preparazione attuale per le gare Olimpiche e di alto livello Glorianda nota una grande mancanza in quelli che erano i suoi allenamenti: un mental coach. “Quello che mi viene in mente è che avremmo avuto bisogno di un coach, ma mental coach. Se qualcuno avesse insistito, avrei continuato ancora per una o due Olimpiadi, invece mi sono ritirata”.
“Finalmente ritornano in Italia e Cortina mi sembra veramente un posto splendido per ospitarle”, afferma Glorianda sui Giochi Olimpici che si terranno nel 2026, e cercherà senz’altro di partecipare all’inaugurazione che si terrà a Milano il 6 febbraio presso lo Stadio San Siro.
L’atleta nata, cresciuta e che vive tuttora a Courmayeur la definisce la sua città del cuore, e da 11 anni si occupa di un ‘associazione di arte contemporanea “Monte Bianco Montagna Sacra”, organizza mostre e ospita grandi artisti. Anche dopo la fine della sua carriera da atleta il suo legame profondo con la montagna non è cambiato.
