Un coach dall’anima digitale: dopo tanti studi l’AI scende in pista

L’intelligenza artificiale sta ridefinendo lo sport, trasformando atleti, regole e relazioni. Tra efficienza e controllo, il corpo umano rischia di diventare un’estensione dell’algoritmo, che necessita di una riflessione etica per salvare l’anima autentica del gioco.

Il tanto sospirato e voluto avvento delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 ha elettrizzato e invitato molti, tra coloro che ricoprono un ruolo centrale nella preparazione degli atleti gareggianti nella cornice suggestiva della Alpi italiane, a riflettere rispetto a un tema che in breve tempo ha assediato le antiche mura dello sport: l’intelligenza artificiale. Il “sacro” corpo dell’atleta, una volta simbolo di autenticità, fatica e resistenza, è ora vittima, secondo alcuni, di una forzata metamorfosi in un oggetto egodistonico. Gestito da dispositivi algoritmici la sua identità sportiva viene mediatizzata e ottimizzata, abbandonando, di fatto, ogni guida umana.

Human digital coach

Grazie a progetti di ricerca scientifica e informatica l’intelligenza artificiale sta assumendo sempre più il ruolo di allenatore digitale, capace di analizzare in tempo reale i dati biomedici e biomeccanici degli atleti (tracking computer vision-based) per ottimizzare la pianificazione degli allenamenti, la nutrizione, la prevenzione degli infortuni e persino l’allenamento mentale. Come spiega l’esperto Ernesto Di Iorio, “le possibilità si moltiplicano se si pensa all’utilizzo dell’intelligenza artificiale come riproduzione della propria fisicità in digitale nella forma di digital twin”. Il cosiddetto smart body consente, infatti, di monitorare lo stato corporeo e adattare i programmi in base ai cambiamenti osservati, offrendo, inoltre, predizioni e suggerimenti per strategie di miglioramento. Non parliamo di un futuro lontano, quando nominiamo gli human digital coach: avatar 3D che mostrano l’esecuzione corretta dei movimenti, segnalando errori e proponendo esercizi alternativi in tempo reale. Tuttavia, resta aperta la questione della trasparenza algoritmica: chi decide cosa misurare, chi controlla i dati e chi interpreta i risultati? Infatti, anche la tecnologia più “oggettiva” può celare i cosiddetti bias, proprio come dimostra il caso del VAR.

Un’intelligenza ausiliatrice e non sostitutrice

Dalle Olimpiadi invernali di Cortina, tenutesi nel 1952, molto tempo è intercorso e con esso un flusso travolgente di novità in campo tecnologico, come il rapporto, ormai di necessità, tra atleti e i tentacoli onnipresenti dell’AI. Ricorrendo anche al sostegno del codice etico, quanto e che cosa bisogna delegare della preparazione atletica all’intelligenza artificiale?

Con sguardo critico il professore di informatica e esperto in materia di AI Davide Tosi è entrato in merito alla questione “Il rapporto umano è fondamentale” ha detto “questi strumenti possono dare un supporto h24, che il coach non ti può dare, ma non possono agire in sostituzione dell’esperienza del personale specializzato, della conoscenza, dell’empatia e della fiducia, vitali per il percorso di crescita dell’atleta”.

 L’intelligenza artificiale “non si può fermare, è un cambiamento necessario, che va guidato da teste pensanti sia dal punto di vista strutturale-etico sia da quello procedurale” afferma il rappresentante dell’azienda sanitaria Summeet Matteo Bruno Calveri, sottolineando l’importanza della formazione per rimanere al passo con le innovazioni e mettendosi in linea alla visione del giornalista sportivo di VareseNews Damiano Franzetti, il quale, dopo aver rimarcato l’importanza della rivoluzione tecnologica, ha condiviso il fatto che  “l’AI è ottima per l’analisi di dati e statistiche avanzate, ma demandarle scelte non è possibile. La sensazione umana va oltre”.

Interviste nel contesto del Festival Glocal

La metamorfosi dello sport

Il connubio tra sport e intelligenza artificiale, che, come dice l’esperto del Comitato Olimpico Internazionale Ilario Corna, pone gli atleti al centro, in pieno allineamento con i valori olimpici, rappresenta uno scenario che catalizza diverse traiettorie di riflessione che non si limitano alla comprensione delle modalità attraverso cui la tecnologia migliori le prestazioni atletiche, ma si interrogano su come essa modifichi la natura stessa dello sport, il ruolo degli atleti, le dinamiche di potere e le relazioni tra spettatori, media e istituzioni sportive.

Leave a Reply