Giornalismo e IA: l’autonomia editoriale a rischio nello squilibrio di potere con le big tech 

La cooperazione con i giganti tecnologici per l’adozione dell’IA è inevitabile per l’efficienza, ma nasconde una dipendenza strutturale e uno squilibrio di potere che minacciano l’autonomia delle redazioni e l’integrità del giornalismo nell’era algoritmica.

foto fatta da Edoardo Carmelo Mauceri con una Canon 400D Reflex con obbiettivo da 50

Sviluppo: il doppio binario dell’innovazione giornalistica e la “Trappola” della big tech

L’introduzione dell’Intelligenza Artificiale (IA) generativa nel giornalismo è analizzata da Laura Amigo (ricercatrice presso l’USI e l’Università di Lille) e Colin Porlezza (Senior Assistant Professor USI e Columbia University), con la visione sull’organizzazione aziendale di Aurelio Ravarini (Professore Ordinario LIUC).

Le testate, spinte da esigenze di efficienza e sopravvivenza economica, vedono nell’IA un innegabile strumento di supporto. I giornalisti, come riportato da Colin Porlezza riferendosi al contesto svizzero, utilizzano ampiamente l’IA per alleggerire i carichi di lavoro più tediosi – trascrizioni, traduzioni, fact-checking e data mining – permettendo di “liberare tempo per fare cose di… questioni di rilevanza politica, portare in evidenza questi elementi più importanti del nostro dibattito democratico”.

Tuttavia, questa cooperazione nasconde un profondo squilibrio di potere. Le redazioni, specialmente quelle di piccole dimensioni, si ritrovano in una posizione subordinata rispetto ai provider tecnologici. Come ha evidenziato il dibattito, l’uso individuale di strumenti come ChatGPT, non governato dalle organizzazioni, implica un’accettazione implicita del “sistema di valori e di regole che OpenAI” ha inserito nel suo processo di addestramento. Questo solleva un rischio di perdita di autonomia editoriale e di un conflitto tra la linea editoriale della testata e i principi etici incorporati negli algoritmi.

La cautela organizzativa contro la visione economica

Aurelio Ravarini ha contribuito sfatando il mito di un’adozione massiva dell’IA, sottolineando come molte organizzazioni siano ancora “molto caute”, limitandosi a sperimentazioni. Il vero rischio di dipendenza strutturale emerge quando le aziende, non avendo le risorse per sviluppare sistemi interni, sono costrette a trasferire dati sensibili ai cloud delle Big Tech.

L’ambivalenza dei giornalisti è dunque duplice: da un lato, temono che l’IA “indebolisca la loro autorevolezza” in un’epoca di sovraccarico informativo e sfiducia del pubblico. Dall’altro, sono scettici che la “visione editoriale” che mira alla qualità e alla AI literacy possa prevalere sulla “visione più economica” che porterebbe a un aumento del multitasking, a meno personale (“meno giornalisti che lavoreranno nella redazione”) e a una conseguente riduzione della qualità del dibattito democratico.

foto fatta da Edoardo Carmelo Mauceri con una Canon 400D Reflex con obbiettivo da 50

La ricerca di equilibri e la governance

Per tutelare l’integrità del giornalismo, la soluzione non è il rifiuto, ma la governance e la trasparenza. Tuttavia, Laura Amigo ha sottolineato le difficoltà: il concetto di “uso significativo” dell’IA resta indefinito e l’essere trasparenti può, paradossalmente, “indebolire la fiducia” se non accompagnato da un lavoro di “pedagogia”.

I relatori concordano sulla necessità che le redazioni definiscano un quadro di regole e investano nell’AI literacy per comprendere a fondo come applicare l’IA in modo responsabile. È fondamentale “aprire le porte della loro casa” e spiegare i processi al pubblico, trasformando l’IA in un elemento che rafforza la legittimità del ruolo giornalistico, anziché eroderla.

L’IA ha messo di fronte alle redazioni “dolcissime responsabilità”, costringendole a rinegoziare la propria posizione in un ecosistema dominato da asimmetrie di potere e opacità algoritmiche. Superare la “rivalizzazione” tra umano e macchina richiederà un impegno etico e normativo costante per ristabilire l’equilibrio.

Come ha affermato la giornalista Laura Amigo citato nella discussione: “Mi hanno detto che il mio lavoro sarà sostituito dall’IA, ma penso che il fattore umano resterà sempre fondamentale: il giornalismo avrà sempre bisogno dei giornalisti.”

Il mio pensiero riguardo a questo dibattito tramite una domanda che ho posto ai relatori ben accolta con ironia: https://youtu.be/uFmjE8wdBIY?feature=shared

Leave a Reply