Il linguaggio è uno strumento che valorizza e unisce, ma può anche ferire e discriminare. Questo vale soprattutto nel contesto delle Paralimpiadi, in cui scegliere le parole da utilizzare diventa fondamentale per rispettare tutte le atlete e gli atleti in gara e promuovere una cultura che arricchisce la nostra comunità.
Manca sempre meno alle Paralimpiadi invernali 2026, che si svolgeranno a Milano e Cortina dal 6 al 15 marzo 2026, e Giampiero Merati, presidente del corso di laurea magistrale in Scienze delle attività motorie preventive e adattate all’Università dell’Insubria, consiglia ai giovani di informarsi e conoscere le parole adeguate da utilizzare in contesti di questo genere.

Nel corso degli anni la terminologia di questo grande evento sportivo è cambiata profondamente, cercando di porre sempre di più l’attenzione sulla persona e non sulla disabilità. Ad esempio qualche decennio fa nel linguaggio comune e nei social spesso ricorreva l’uso della parola handicap in espressioni come “portatori di handicap” o “atleti handicappati”. Oggi questa parola risulta dispregiativa in quanto enfatizza il deficit, come riportato ne L’International Classification of Functioning, approvato dalla «World Health Assembly» nel 2001. Molto meglio utilizzare formulazioni come “atleti con disabilità”.
Inoltre ci sono alcuni termini che numerose volte vengono confusi con parole simili, storpiando in questo modo il loro valore. Molte persone si confondono ad esempio tra e Paraolimpiadi e Paralimpiadi: utilizzare il primo termine non è scorretto ma, come sottolinea l’Accademia della Crusca, “suggeriamo la pronuncia e la grafia senza la O, molto più frequente delle altre”.
Importante non confondere anche classifica e classificazione: classifica è la graduatoria dei partecipanti ad una gara o ad una competizione sportiva; mentre classificazione, in ambito paralimpico, è il processo di valutazione delle disabilità secondo alcuni criteri per garantire una competizione equa. Per dare qualche esempio concreto, nei codici e nelle classificazioni la lettera indica lo sport o la disciplina (es. S per swimming/nuoto, T per track/pista, F per field/campo, PT per paratriathlon); mentre i numeri indicano il grado di disabilità, con valori più bassi corrispondenti a disabilità più gravi. Nel World Para Athletics troviamo codici tipo: F11-13, ovvero atleti con disabilità visiva; F20, ovvero atleti con disabilità intellettuale; T51-T54, atleti in carrozzina.
Ausili sportivi
Anche per gli ausili sportivi è importante prestare particolare attenzione alla correttezza della terminologia.
Il termine carrozzella, soprattutto in passato, veniva utilizzato in sostituzione a quello corretto, ossia carrozzina. Oggi carrozzella è diventato un termine impreciso e poco rispettoso, sebbene sia ancora usato in ambiti colloquiali e incompetenti. Il termine preciso e inclusivo per indicare questo ausilio sportivo è carrozzina, utilizzata negli sport paralimpici come basket, tennis, rugby, atletica e scherma. Utilizzare i termini corretti è importante, perché non sono solo mezzi di assistenza, ma veri e propri strumenti sportivi di alta tecnologia, studiati nei minimi dettagli per far sentire l’atleta a proprio agio.
Nel ciclismo paralimpico il termine corretto non è bici per disabili, ma hand‑cycle o hand-bike, un particolare tipo di bibletta che si muove tramite delle manovelle azionate con le braccia. Queste vengono utilizzate da atleti con disabilità agli arti inferiori.

Infine, ritornando alle Paralimpiadi Invernali, nelle discipline come lo sci alpino e nello sci nordico viene impiegato lo sit-ski o mono-ski, un attrezzo adattivo che permette a persone con disabilità negli arti inferiori di sciare. Fondamentale non confondere ancora una volta questi strumenti specifici con parole come sci per disabili o slitta da sci.
Conclusioni
Il linguaggio crea cultura. Bisogna dunque saper usare una terminologia corretta ed appropriata, ciò aiuta a combattere stereotipi e pregiudizi, a valorizzare le persone per le loro abilità e non per le disabilità, promuovendo una parità autentica.
