C’è chi a scuola ci va in macchina… o in macchinina

Non è facile iniziare la propria giornata in salita e non è vero che “mal comune è mezzo gaudio”. Tra noi ragazzi c’è un problema molto diffuso, che ci accomuna tutti. Questo problema prende il nome di “scuola”. E i problemi che essa porta con sé.

Tra questi, c’è il problema della mobilità verso la propria scuola. Ogni mattina è un incubo che si ripete. Svegliarsi presto. Andare alla propria fermata. Aspettare l’autobus. Sperare che l’autobus sia in orario. Sperare anche che ci sia posto. Salire sull’autobus. Arrivare a scuola e cominciare felicemente la propria giornata, fino a quando non bisogna ripetere tutto per tornare a casa.

Va solo un po’ meglio a quegli studenti che riescono a strappare un passaggio in macchina dai genitori: indubbiamente il percorso resta accidentato, ma viene affrontato in modo più comodo e con una riduzione dei fattori di stress. Basta considerare un percorso standard, per esempio la tratta Buguggiate- Masnago Liceo scientifico. Pur essendo relativamente pochi i chilometri di distanza, occorre prendere due diversi autobus, con relativo moltiplicarsi delle corse alle fermate, delle attese, delle speranze. Nella dilatazione dei tempi, è realistica la probabilità di perdere la prima ora di lezione. In macchina, invece, si raggiunge la destinazione in circa 20-25 minuti, scegliendo un percorso alternativo, più lungo, ma meno trafficato, come quello che passa per Capolago, percorrendo poi il rettilineo fino alla Schiranna e risalendo verso Valle Luna. Da lì alla scuola è poco più che un attimo. Certo è che anche l’opzione del passaggio in macchina non è priva di difetti: ad esempio, implica il sacrificio della socializzazione tra coetanei e della propria indipendenza che, si sa, per un adolescente è di primaria importanza. 

E poi non è certo una scelta sostenibile: resta il rimorso di contribuire ogni giorno a rendere la città un po’ più inquinata, un po’ meno green.

Un ultimo gruppo di studenti è costituito da quelli che, dopo qualche anno di autobus, sull’orlo di una crisi di nervi, ha ottenuto dai propri genitori la possibilità di fare la patente e di prendere la “macchinina”. Avere la macchina porta con sé diversi vantaggi. Su tutti il principale è la maggiore autonomia. Si tratta di autonomia nella strada da fare. Avere un proprio mezzo gli permette di prendere strade secondarie, evitando l’intenso traffico mattutino. Ma si tratta anche di autonomia negli orari. Scegliendo lui quando uscire, riesce a risparmiarne almeno una ventina di minuti ogni giorno.

Con questo non voglio certo dire che bisogna condannare l’autobus. Forse, tra una considerazione e l’altra, resta ancora l’alternativa più valida. È un mezzo economico, è ecologico e permette di ridurre il traffico, grazie al fatto che riunisce le persone. Se poi ci aggiungiamo anche l’opportunità di scambiare qualche chiacchiera con gli amici o di leggere, allora, quasi quasi, prendere l’autobus, tra attese e speranze, non è poi così male. 

E pazienza se la campanella della prima ora sarà già suonata: qualche compagno di classe in orario, che raggiunge la scuola a piedi o in bicicletta, avrà preso gli appunti anche per me e per quelli che con me condividono un “mal comune”, divenuto, forse, “ un mezzo gaudio”. In fondo, è solo una questione di prospettiva. 

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