Ma che bell’inizio di giornata!

Come gli studenti delle superiori raggiungono la loro scuola

L'immagine descrive il traffico della città di Varese, inerente all'articolo per la problematica delle strade congestionate
Via Sacco, Varese alle 8 del mattino

È da poco iniziata la “Settimana Europea della Mobilità 2024”, l’iniziativa di sensibilizzazione più importante della Commissione europea sulla mobilità urbana sostenibile. Ma è anche da pochi mesi cominciato il nuovo anno scolastico, che da sempre in Italia ha un forte impatto proprio sulla mobilità. Si rivedono gli orari dei trasporti pubblici e si riorganizzano le agende delle famiglie anche in base all’orario di inizio e di fine delle lezioni.

Ci troviamo oggi davanti all’ingresso di uno degli Istituti Superiori tra i più frequentati in città, che è situato in una zona ad alta presenza di scuole medie, sia inferiori, sia superiori. Manca circa mezz’ora al suono della prima campanella e già il traffico di auto e pullman si intensifica. I marciapiedi delle strade vicine alle scuole sono ormai dei soli studenti che, carichi del peso dei loro zaini, si muovono come lenti fiumi. Ma passano pochi minuti e già quei marciapiedi non riescono a tenerli insieme tutti. C’è chi allora invade la corsia delle biciclette o del pullman. Il vocio dei ragazzi è sempre più zittito dal rumore delle auto, dalle moto e dai clacson degli autobus, che invano provano ad avvisare della loro presenza quei ragazzi che con le cuffie alle orecchie, chissà in quale altro mondo sono immersi.

Avviciniamo i primi studenti giunti all’ingresso e, ahimè, scopriamo che nessuno sa della “Settimana Europea della Mobilità 2024”. “Eppure lo scorso anno abbiamo fatto un percorso di Educazione Civica sulle questioni ambientali!” osserva Ludovica. Si avvicinano altri ragazzi, incuriositi dalla nostra presenza, e ad un certo punto nasce un dibattito molto vivace. “Certo che le questioni riguardanti la mobilità ci interessano!” afferma Lucia. “Lo scorso anno non abbiamo avuto per mesi la nostra prof di Storia e Filosofia. E sa perché? Lei veniva sempre a scuola in bicicletta. Sempre! Anche se pioveva! E una mattina, mentre si trovava, con la sua bici, stretta tra marciapiede a destra e colonna di auto alla sua sinistra, all’improvviso, si è aperto lo sportello di una macchina che l’ha scaraventata per terra. Risultato: frattura al femore! Capisce? E perché? Perché, come potete vedere, qui si accompagnano i figli in macchina e, appena il traffico rallenta o si ferma, si apre lo sportello e si fa scendere il proprio figlio o la propria figlia”.

“Bisognerebbe vietare l’accesso alle auto in questa zona” con tono deciso sostiene Federica. “Noi studenti non abbiamo neanche lo spazio qui davanti a scuola per fermarci a parlare. Lo so che ci sono altre scuole che hanno i cortili. Sono più fortunati di noi. Ma dobbiamo pensare che sia solo una questione di fortuna? Lo vedete anche voi che anche adesso siamo a pochi passi dalle auto!”. “Mia sorella” si inserisce Francesco “lo scorso anno è stata, per lo scambio linguistico, in una città della Normandia e mi ha detto che era bellissimo al mattino prima dell’inizio delle lezioni. La scuola francese, più grande della nostra, era in una zona pedonale grandissima della città e gli studenti al mattino riempivano tutte le strade e le piazze intorno alla scuola”.

“E sì, all’estero, non è come da noi” si inserisce Martina. “Una ragazza uscita dalla nostra scuola qualche anno fa è in Erasmus a Copenhagen e si sposta in bici. Mi ha raccontato che la bici è ormai per lei come lo zaino o la borsa. Se la porta sempre insieme. E quando è stanca o fa troppo freddo, sale sul treno o sul pullman senza problemi”.

L'immagine raffigura la città di Copenhagen invasa da biciclette.
Copenhagen, settembre 2024
Parigi, i semafori per le biciclette.
Parigi, semafori per biciclette, 2021

“E allora cosa proponete perché anche qui nella vostra città le cose cambino?” proviamo a chiedere? Ma il suono dell’ultima campana interrompe la discussione. Restiamo ancora un po’ per gli eventuali ritardatari. Stiamo per andare via, sono ormai le 8:45, quando vediamo arrivare di corsa un gruppetto di ragazzi. Li fermiamo e alcuni dicono che devono assolutamente entrare. “Abbiamo il compito! Chissà se il prof ce lo fra recuperare?”. Carlotta invece si ferma, tanto lei la prima ora l’ha ormai persa. “17 km” così inizia. “17 sono i km che separano questa scuola dal paese in cui vivo. Appena 17! Ho preso il treno alle 7:00 stamattina e sono qui alle 8:45! Non è possibile! Ce n’è sempre una con il treno! Ho provato anche a prendere il pullman. Un altro delirio! C’è sempre traffico. Mi dice che differenza c’è, se auto private e autobus sono nella stessa corsia? Nessuna! Glielo dico, perché i miei compagni, che hanno già fatto la patente -beati loro, che ora possono venire in città anche la sera! mentre io non posso ancora farlo, e pensare che mi piace tanto andare al cinema!- be’, anche loro hanno sempre un sacco di “entrate con ritardo”! E arrivati in stazione, non è finita? Quasi sempre devo farmi a piedi tutta la strada, un bel quarto d’ora perché quasi mai trovo la coincidenza con il pullman!”.

Alle 9:00 suona la campana della seconda ora e Carlotta, già esausta, entra e scuola. Chissà se durante la giornata rifletterà sul fatto che siamo nella “Settimana Europea della Mobilità 2024”.

A noi piace pensare lei e tutti gli studenti che oggi hanno raccontato di auto, moto, bici, pullman e treni, sognanti una città migliore, più vivibile, dove padroni degli spazi pubblici siano donne, uomini, bambini e anziani, che si muovono in tranquillità, a piedi o con mezzi di trasporto pubblici ecosostenibili, respirando un’aria più salubre.

Leave a Reply