Low resolution: viviamo davvero in una società di bassa qualità?

Quante volte negli ultimi anni, da quando Internet è diventato parte integrante delle nostre vite, abbiamo sentito molti adulti scagliarsi contro social network, apparecchi smart e “diavolerie moderne” di ogni tipo?

Sentiamo spesso ripetere frasi fatte ormai consolidate, come “quel cellulare ti brucerà il cervello” oppure “tutto era migliore quando Facebook non esisteva”.

Fior di intellettuali hanno reso la tecnologia il capro espiatorio di ogni singolo difetto umano e quando abbiamo deciso di assistere alla conferenza tenuta da Massimo Mantellini presso il CSV (Centro di Servizio per il Volontariato) Insubria ci aspettavamo un altro laudatorem temporis acti.

Non avremmo potuto avere aspettative più sbagliate.

 

Mantellini ha pubblicato di recente il libro “Bassa risoluzione”, utilizzando la scarsa qualità delle immagini come metafora per spiegare la superficialità che caratterizza il modo di rapportarsi delle persone al World Wide Web.

Questo atteggiamento non caratterizza solo i giovani, bensì tutta la società, che da oltre 50 anni a causa delle tecnologie, ha iniziato a manifestare una tendenza a favorire una riduzione di valore in ciò che ci circonda.

 

L’autore ha però insistito più che altro su un concetto decisamente più positivo:

ha spiegato infatti come la perdita di valore sia spesso solo apparente e possa essere piuttosto descritta come uno spostamento del valore stesso su altri fronti.

Visto in quest’ottica il suo saggio si trasforma in un’analisi dei cambiamenti, non solo negativi, che stanno colpendo la nostra società con rapidità inaudita, smentendo invece la visione apocalittica di un mondo in piena decadenza internettiana.

 

L’ex giornalista e blogger ha tuttavia esposto le sue preoccupazioni riguardo all’ambito dell’ informazione, che sembra essere l’unico campo in cui si registra una effettiva perdita di valore: in 10 anni i quotidiani cartacei hanno dimezzato le vendite, incapaci di opporsi alla gratuità e all’accessibilità delle informazioni date tramite le piattaforme sociali più utilizzate.

Il proprio feed di Facebook non svolge purtroppo il fondamentale ruolo di selezione ed analisi della notizia normalmente ricoperto dal giornalista, sottoponendo i lettori ad una grande quantità di fake news.

Proprio per questo Mantellini sottolinea l’importanza dell’educazione all’utilizzo del media, che diventa l’unico modo per riportare valore in un ambito in rapidissimo declino.

Per chi volesse approfondire la figura di Massimo Mantellini e leggere di episodi della sua vita quotidiana, ecco il link al suo blog ufficiale.

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