Quando la scienza incontra la fatica e la passione dello sport, nasce una nuova idea di benessere. Belmondo e Mantegani percorrono, dalla pista olimpica al laboratorio, un viaggio tra energia, alimentazione e la ricerca del vero equilibrio, alla ricerca dell’antidoto per la performance perfetta.
Due donne, due percorsi, due prospettive che ci accolgono calorosamente nel prossimo appuntamento olimpico, legate da un filo comune: la passione per lo sport e l’impegno determinato in vista di una preparazione consapevole. Stefania Belmondo, manifesto glorioso dello sci di fondo italiano, e Serena Martegani, professoressa attiva nel contesto dell’Università dell’Insubria di Varese e medico sportivo, offrono due punti di vista complementari sul tema della performance atletica e della cura del corpo.

L’alimentazione come forma di armonia e prevenzione
Con profonda dedizione Stefania Belmondo, ispirata dalla stessa fiamma olimpica, che la vide vincitrice di ben dieci medaglie olimpiche, ricorda come, ai tempi della sua carriera, l’attenzione alla dieta non fosse così sviluppata come ai giorni d’oggi. Pur non seguendo allora un regime alimentare scientificamente strutturato, ha sempre mantenuto uno stile di vita equilibrato, consapevole dell’importanza di nutrirsi in modo sano per sostenere l’intenso ritmo degli allenamenti e delle gare. Oggi continua a promuovere un approccio naturale e armonioso all’attività fisica e all’alimentazione, sottolineando il valore della costanza e della semplicità nella pratica sportiva.

Accanto alla voce dell’esperienza diretta sulle impegnative piste innevate, Serena Martegani porta quella della scienza e della medicina. Durante l’incontro del 7 novembre 2025 nel contesto del festival Glocal presso l’Università degli studi dell’Insubria, la dottoressa spiega come una dieta equilibrata, capace di evitare picchi glicemici e carenze di nutrienti, sia fondamentale non solo per chi gareggia a livello agonistico, ma anche per chi pratica sport in modo amatoriale o conduce una vita sedentaria. Martegani sottolinea come l’alimentazione rappresenti una forma di prevenzione e di benessere quotidiano, capace di influenzare positivamente la salute, la concentrazione e la qualità della vita e della performance sportiva.
Il triste ossimoro tra corruzione e gioia olimpica
Non poteva naturalmente non essere trattato un tema chiave per immergersi nel clima olimpico della campionessa Belmondo negli anni del picco della sua carriera: il doping e le sostanze ad azione ergogenica. La campionessa fondista racconta che, nella sua esperienza di atleta, ha gareggiato con molteplici avversarie che assumevano sostanze. ll doping, infatti, era molto più diffuso che al giorno d’oggi. Belmondo condivide il fatto che ha sempre provato “ribrezzo e disgusto per qualsiasi atleta che si è fatto corrompere dalla voglia sfrenata di vincere, dimenticando il vero scopo dello sport: stare in salute”. Anche la dottoressa Martegani, specializzata in materia, conferma la tesi di Stefania Belmondo, affermando che per la WADA, l’agenzia mondiale dell’antidoping, è considerato doping tutto ciò che reca danno al corpo dell’atleta, anche se non migliora in modo diretto la prestazione di questo, come sforzi fisici estremi o esposizione a dolori autoimposti. La dottoressa mette in luce anche il fatto che, al giorno d’oggi, il problema dell’assunzione di sostanze dopanti ha subito una dislocazione nel mondo degli amatori, poiché meno controllati rispetto alle grandi figure degli atleti, sottoposti a rigidi protocolli in vista delle competizioni.
La cultura del benessere accessibile
Le prospettive di Belmondo e Martegani si intrecciano in una visione comune: lo sport come equilibrio tra corpo, mente e salute, in cui la conoscenza scientifica e l’esperienza umana si incontrano per promuovere una cultura del benessere accessibile a tutti, agonisti e amatori, sportivi e non.
