Persone, risorse, valori, dinamiche globali e locali sono coinvolte nel grande evento mondiale delle Olimpiadi. Quanto i valori olimpici riescono effettivamente ancora a orientarne lo svolgimento?

Manca poco alla cerimonia di apertura dei giochi olimpici invernali di Milano Cortina 2026 e già sulle valli e sulle cime montane delle regioni di Lombardia, Veneto e Trentino Alto Adige lo spirito sportivo anima, portando con sé novità, le quindici sedi scelte per ospitare le sedici specialità, che vedranno protagonisti campioni di talento indiscusso, i quali arricchiranno la tela olimpica di colori e tradizioni, veri vessilli di umanità e condivisione, come ha affermato il senatore Alessandro Alfieri nell’incontro tenutosi il 7 novembre nell’Aula Magna dell’Università dell’Insubria di Varese in occasione del festival del giornalismo Glocal.
Il senso di pace vero e diffuso
Gaza, Ucraina, Siria, Yemen sono solo alcuni dei luoghi dove il sangue continua a scorrere, come simbolo tangibile delle piaghe dell’odio. Le Olimpiadi moderne, pur con tutto il loro splendore, sembrano aver perso quella capacità di sospendere, anche solo per un momento, la follia della guerra. Nonostante la discrepanza tra l’ideale olimpico della tregua, acclamata in passato dai greci come “ekecheiria”, e la realtà critica attuale, la speranza prosegue nel tracciare sentieri verso il futuro, come ha dimostrato il Sindaco del Comune di Varese Davide Galimberti, affermando con grande desiderio “Speriamo tutti che l’appuntamento olimpico possa generare un senso di pace vero in tutto il mondo e questo auspicio è condiviso soprattutto da questo territorio, che ospiterà direttamente i giochi. Invito le diplomazie a perseguire nel tentativo di placare i conflitti a favore di una pace diffusa”. Il progresso, quindi, non si misura solo in medaglie d’oro e record battuti, ma anche nella capacità di creare spazi di pace, di dialogo e di comprensione reciproca.
L’olimpiade come manifestazione di pace
La cosiddetta luce in fondo al tetro tunnel non può, però, mancare, poiché, com’è ormai costume dalle Olimpiadi tenutesi a Rio nel 2015, è stata data dal CIO(Comitato Olimpico Internazionale) l’occasione agli atleti fuggiti dalla loro patria a causa di conflitti o vicissitudini di carattere economico di prendere parte alle gare olimpiche, dando origine al Refugee Olympic Team, secondo alcuni critici sportivi, più alta espressione dei Giochi.

Nota dolente riguarda, invece, gli atleti russi e bielorussi, che, in seguito all’obbligo allo status di AIN (athlète individuel neutre) dettato dall’’esecutivo di Losanna, sono stati esclusi in data 20 ottobre dai giochi olimpici e paralimpici invernali di Milano Cortina 2026 dal consiglio FIS. Con profondo rammarico il deputato Matteo Luigi Bianchi si è espresso, dicendo che “la Russia, nell’hockey su ghiaccio, è una delle squadre migliori al mondo e, quindi, il fatto che non ci possa essere è senza dubbio un fatto di natura geopolitica. Noi tutti ci auguriamo che queste Olimpiadi possano distendere i rapporti tra potenze attualmente conflittuali nel mondo occidentale e quelle nel mondo russo nell’augurio che alle prossime olimpiadi ci si possa scontrare in maniera sana e con fair play in una competizione sportiva e non bellica”.
Citius, Altius, Fortius
Lo sport è innegabilmente un potente catalizzatore di globalizzazione, che opera a più livelli, dalla costruzione di un immaginario collettivo alla creazione di legami fra nazioni, atleti e tifosi.
I cinque anelli intrecciati rappresentano senz’altro questo spirito di fraternità, valorizzato dal lapidario motto olimpico “Citius, Altius, Fortius”, ovvero “più veloce, più alto, più forte”, diretto non agli atleti, né agli spettatori, ma al cuore collettivo, che pulsa ancora all’interno di ognuno di noi con il desiderio di cambiamento.
