Lillehammer 1994: un’impresa compiuta da quattro atleti azzurri che ha segnato per sempre la storia dell’Italia nelle Olimpiadi invernali.
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Ci troviamo il 22 febbraio 1994 a Lillehammer in Norvegia, ci sono meno diciotto gradi ma il clima è bollente, al Birkebeineren Skistadion ci sono ufficialmente 100.000 spettatori, ma i presenti parlano anche di quasi 200.000 persone, per lo più sono i padroni di casa pronti a festeggiare l’ennesimo successo di un’Olimpiade che ha già arricchito di parecchio il medagliere storico della Norvegia.
Sulla linea di partenza i due protagonisti attesi sono due: il finlandese Myllyla e il norvegese Sture Sivertsen (campione mondiale l’anno prima nei 10 km a tecnica classica); tra gli altri atleti presenti sulla linea di partenza, considerati solo come comparse nel prossimo successo sulla neve della Norvegia, c’è un quarantatreenne, la cui dieta si basa su carne, grappa e vino, che si chiama Maurilio De Zolt (campione mondiale nel 1987 nei 50 km),abituato ad essere sottovalutato.
Alla partenza i due scandinavi si aggiudicano subito il comando mentre De Zolt rimane ingolfato nella pancia del gruppo, ma si sapeva Maurilio non è mai stato uno scattista, ma resiste e guadagna posizioni e al passaggio del testimone a Marco Albarello,lascia soltanto 9” 8 al norvegese e al finlandese. Albarello si trova ad affrontare due mostri sacri come Ulvang (norvegese) e Kirvesniemi (finlandese); ma chilometro dopo chilometro l’azzurro riduce la distanza da i due scandinavi finché nella parte finale della frazione si trovano tutti i e tre a combattere centimetro per centimetro e Marco riesce a uscirne in testa guadagnando mezzo secondo dal norvegese ed uno dal finladese.
Nella terza frazione tocca a Vanzetta sfidare l’accoppiata nordica Alsgaard-Rasanen; più il norvegese cerca di staccarsi per riconquistare la prima posizione più l’italiano fortifica gli attacchi e, al terzo ed ultimo cambio, al comando c’è la finlandia con Rasanen con dietro i due inseguitori e il resto del gruppo distante anni luce.
Per gli ultimi dieci chilometri noi schieriamo Silvio Fauner, la Norvegia Daehlie e la Finlandia Isometsa; il finlandese è il primo a mollare lasciando Fauner a dover mantenere il ritmo di quello che probabilmente è il miglior sciatore di quel tempo, ma l’azzurro resiste e si ritrovano insieme quando mancano due chilometri alla fine; il norvegese prova a far passar avanti l’avversario per prenderlo come punto di riferimento, ma Silvio non abbocca alla trappola, infatti si è studiato le gare del campione del mondo per capire come affrontarlo.
Sa che il momento perfetto per attaccarlo è negli ultimi duecento metri di salita finale ed infatti è proprio lì che fa la sua mossa; a centro metri dal traguardo l’italiano ha due metri di vantaggio ed entrano nell’impianto: il pubblico è trasformato in unica bandiera rossa con la croce blu,il grido:”Heja Heja Norge” sembra quasi una preghiera, il norvegese continua ad attaccare ma l’azzurro sembra quasi volare sulla neve e taglia il traguardo per primo.
Daehlie scuote la testa sconsolato, Fauner alza le braccia al cielo con un gesto sprezzante e genuino che ricorda l’esultanza di Maradona davanti agli inglesi dopo aver segnato la celeberrima “Mano de Dios”. Il grido di gioia degli atleti e dello staff azzurro rompe il silenzio assordante calato a Lillehammer, sanno di essere entrati nella storia e si sentono di diritto immortali.
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