Chi controllerà l’informazione del futuro?

Il giornalismo rischia di perdere autonomia e visione. La sfida: comprendere l’AI per non diventarne vittime.

L’evoluzione più veloce della comprensione

L’intelligenza artificiale sta trasformando la produzione e la diffusione delle notizie, ma lo fa dentro uno
squilibrio crescente. Le tecnologie digitali, soprattutto nella loro fase iniziale, si diffondono più
rapidamente di quanto vengano comprese, creando un divario tra chi le sviluppa e chi le utilizza. L’AI
generativa, esplosa in pochi mesi, ne è l’esempio più evidente: evolve a una velocità che rende difficile
capire davvero come funzioni e quali limiti abbia.

Tra mito e realtà: l’AI nelle redazioni

«L’intelligenza artificiale continua a essere rappresentata in modo estremo: o ci salverà tutti o ci distruggerà», osserva Aurelio Ravarini, professore ordinario di Organizzazione e Sistemi Informativi alla LIUC – Università Cattaneo. Nella pratica, però, solo poche aziende riescono davvero a governare l’AI. Molte testate medio piccole si affidano a soluzioni esterne fornite dai grandi colossi tecnologici, accettandone implicitamente regole e valori, con rischi per la privacy e per il controllo editoriale.

Il nuovo oligopolio dell’informazione

A dominare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale sono poche grandi aziende — Google, Microsoft, Open AI, Amazon — che detengono risorse e competenze difficilmente replicabili. Ne nasce così un nuovo oligopolio dell’informazione, in cui i media dipendono sempre più da strumenti proprietari delle Big Tech.
In questo scenario, il giornalismo è chiamato a ridefinire la propria missione: comprendere l’AI per non esserne dominato.

Identità e responsabilità: la parte umana del mestiere

«L’uso dell’AI non deve farci perdere la nostra visione e identità», sottolinea Laura Amigo, ricercatrice presso l’Istituto di Media e Giornalismo dell’Università della Svizzera italiana. La forza del giornalismo, ricorda, resta nella capacità umana di “andare sul campo, fare interviste e dare un’impronta personale”. Le tecnologie possono ottimizzare processi interni e distribuzione dei contenuti, ma la vera sfida è capire dove l’efficienza può convivere con la creatività. In questo contesto, il giornalismo deve trovare un equilibrio tra innovazione tecnologica e autonomia professionale, per salvaguardare responsabilità e credibilità.

Una strategia per non disperdere

“L’uso dell’AI non deve farci perdere la nostra visione e identità”.

Colin Porlezza, direttore European Journalism Observatory

Una soluzione secondo i giornalisti intervistati è quella di adottare una strategia interna consapevole:
investire sulle competenze dei giornalisti, definire chiaramente quali processi automatizzare e quali
preservare, e sperimentare strumenti controllati, locali o adattati alle esigenze della redazione. In questo
modo, l’AI diventa uno strumento al servizio del giornalismo, e non il contrario, permettendo di conciliare
innovazione tecnologica, autonomia professionale e responsabilità verso il pubblico.

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