AI e Big Tech nel giornalismo: minaccia o opportunità?

Intelligenza artificiale: la sfida che accomuna scuola e giornalismo raccontata dagli esperti del settore al Festival Glocal 2025

In data 6 novembre presso il Salone Estense di Varese, Glocal ha ospitato un evento informativo che ha visto come protagonisti Aurelio Ravarini, professore di Organizzazione e Sistemi Informativi, Colin Porlezza, professore associato di Giornalismo Digitale e Laura Amigo, ricercatrice presso l’Istituto dei Media e del Giornalismo. Roberta Bertolini, giornalista professionista, partecipa all’incontro come moderatrice.

Intelligenza artificiale, per gli amici AI: questo è il tema che terrà occupati relatori e ascoltatori per tutta la mattinata. Una rivoluzione tanto complessa quanto repentina che, come ogni grande cambiamento che si rispetti, interessa tutti i settori lavorativi: politica, economia – e, ovviamente, anche giornalismo. A reggere le sorti di questa nuova tecnologia sono le cosiddette Big Tech Companies, ovvero le grandi multinazionali che dominano il paesaggio tecnologico globale (Google, Apple, Meta per citarne qualcuna).

Qual è stata la reazione della società a fronte di una rivoluzione così importante?

Fino a pochi anni fa, sentir parlare di intelligenza artificiale poteva incutere un po’ di timore: si pensava a robot umanoidi, cervelli meccanici o strane tecnologie simili…

Questo perché il grande pubblico ha una visione distorta e spesso esagerata nei confronti della novità: ciò ha generato un “hype” mediatico, ovvero delle aspettative altissime nei confronti di quella tecnologia ancora ignota.

Ad oggi, dopo aver visto le prime forme di AI con i nostri occhi, siamo più informati e sappiamo che non hanno nulla a che vedere con quanto descritto sopra. Non per questo il dibattito attorno a questa tematica è meno acceso: è spesso molto difficile capire in che modo queste tecnologie possano essere impiegate per scopi utili e non dannose. In aggiunta, il mondo dell’AI necessita di risorse smisurate per sviluppare tecnologie: energia, attrezzature, tecniche avanzate e soprattutto competenze. Non è quindi facile raggiungere un’opinione oggettiva a riguardo, in quanto è necessario essere molto competenti. Di conseguenza, spesso ci si limita a parlarne in modo disinformato e soggettivo, soprattutto nella “giungla” dei social.

Aurelio Ravarini, Colin Porlezza, Laura Amigo e Roberta Bertolini.
Nell’ordine: Aurelio Ravarini, Colin Porlezza, Laura Amigo e Roberta Bertolini.

Cosa ne pensa il mondo del giornalismo?

Se, come spiegato sopra, il dibattito pubblico è ancora acceso e molti considerano l’AI come un “male”, ciò non avviene nel mondo giornalistico e della comunicazione che vede nell’utilizzo responsabile delle nuove tecnologie una grande risorsa. 

Secondo una ricerca sull’utilizzo dell’AI da parte dei giornalisti condotta in Svizzera (una delle autrici era tra l’altro presente all’evento Glocal!), il 90% dei giornalisti usa l’intelligenza artificiale sul lavoro, benché principalmente come mezzo di supporto: non quindi come sostituto nella stesura dei testi, ma come aiuto per ridurre il tempo di ricerca degli errori.

Non tutti la pensano così: diversi giornalisti hanno dichiarato che non useranno mai immagini generate, altri invece aderirebbero all’uso solo per le immagini simbolo, altri ancora sono categoricamente contrari persino ai testi scritti con l’AI. In effetti, oltre ai vantaggi, non mancano anche i potenziali rischi: utilizzare l’intelligenza artificiale senza prestare troppa attenzione alle fonti può portare alla diffusione di vere e proprie fake news. Proprio per questo motivo in Svizzera sono già state stilate delle prime linee guida per l’utilizzo responsabile.

L’opinione comune è però che i giornalisti non verranno esautorati dalle loro funzioni, anzi: verrà addirittura rivalutato il loro lavoro umano. L’AI sarà solo un modo per rendere il giornalismo più efficace, nuovo e multitasking. 

L’utilizzo dell’AI può contrastare le fake news?

Sì, può essere utilizzata per il fact checking automatizzato (fonti e dati da verificare), anche se un controllo manuale è sempre e comunque necessario. L’ultima parola ce l’ha sempre la persona, non l’AI!

Qual è la formazione che ogni giornalista deve possedere di fronte all’affermazione dell’intelligenza artificiale?

A questa domanda risponde Aurelio Ravarini, Professore di Organizzazione e Sistemi Informativi: ogni AI va usata in base a come e a che scopo è stata progettata. Diversi report mostrano come alcune AI siano migliori di altre in ambiti specifici.

L’analisi deve sempre esserci: integrare, non sostituire.

Aurelio Ravarini
Aurelio Ravarini, Professore di Organizzazione e Sistemi Informativi

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