Il violino: il mio compagno di vita


La musica non è un hobby, ma uno stile di vita

Sebastiano Reginato, 19 anni, ha lasciato Varese per seguire il suo sogno: diventare un famoso violinista.

La tua passione per il violino quando è cominciata ?
Avevo circa sette anni quando i miei genitori mi hanno avvicinato alla musica, più per cultura personale che per farmi diventare un violinista. Se è vero che la vera passione la si alimenta ogni giorno: ho capito che questa era la mia strada a circa 12-13 anni quando suonavo da cinque anni più o meno…

Quali sono stai i tuoi punti di riferimento ?
Sicuramente i miei vari maestri che mi hanno seguito. I grandi miti del violino sono sempre figure di riferimento, la musica classica in questo periodo si è evoluta tantissimo. Cercare di contribuire, nel proprio piccolo, dà una certa soddisfazione.
Se ti dovessi fare nomi di violinisti che ammiro, sicuramente metterei Itzhak Perlman, un violinista con la poliomielite che ha fatto una carriera strepitosa nonostante la malattia e che tutt’ora riesce a suonare a livelli altissimi pur in età avanzata (72 anni). Metterei, poi, le nuove scuole di pensiero come quella di Leonidas Kavakos, Viktorija Mullova e Isabel Faust. Penso che ogni violinista che sia sotto certi aspetti migliore di me (e ce ne sono migliaia) possa essere una figura di riferimento da raggiungere.

Che cosa ti ha spinto a continuare?
La fame! Mi spiego meglio: il fatto che, se ora come ora rimanessi a questo livello, non riuscirei a vivere come voglio di musica. Il dovere essere più bravo ogni giorno è un obiettivo e un obbligo di ogni musicista. Soprattutto in questo tipo di lavoro la competizione è davvero tanta e capita, a volte (come oggi ad esempio), di dover prendere un treno e farsi cinque ore di viaggio per avere un concerto pagato. Sono esperienze necessarie ma allo stesso tempo insostenibili per tutta la vita. Punto a raggiungere un livello standard che mi renda in grado di vincere qualche concorso anche per stabilizzarmi un po’ di più.
L’altro motivo è sicuramente il desiderio di lavorare con i grandi nomi della musica e con i grandi direttori, se non lo si fa fin da subito si perdono troppe occasioni.
L’ultimo motivo è la speranza che un giorno potrò fare quello che mi piace davvero con la consapevolezza di aver fatto qualche sacrificio ma la gioia di esserci riuscito.

Hai mai partecipato a dei concorsi o concerti ?
Sì, qualche concorso vinto ma cose piccole. I concerti sono necessari nella vita di un musicista, si impara a gestire l’ansia e a migliorare la tensione

Hai mai pensato di mollare tutto e di dire non ce la posso fare e tornare a casa?
Sì, l’episodio che mi è rimasto più impresso è quando un violinista della Scala di Milano mi disse di cambiare mestiere. Dopo qualche giorno traumatico ho tramutato la delusione in forza di volontà e ho avuto uno spunto in più per migliorare

Che cosa vuoi trasmettere con la tua musica ?
Voglio che la gente sorrida sentendomi, che stia bene con se stessa

Che sensazione provi quando suoni?
Dipende dalla situazione, nei concerti importanti c’è sempre un po’ di emozione e agitazione ma, col passare del tempo, l’ansia è diventata sempre più mia amica. Dopotutto non siamo robot, è normale avere un po’ d’ansia ogni tanto

Condivi la tua passione con qualcuno in particolare ?
In generale con tutti i miei compagni di classe di violino, veniamo un po’ da tutta Italia è bello avere una passione in comune

Quante ore al giorno ti eserciti ?
Ora come ora, riesco a fare dalle sei alle nove ore al giorno. Rinuncio a tante cose che potrei fare, ma, d’altra parte, anche un universitario è a lezione per circa sei ore al giorno… Ho la fortuna di fare la maggior parte del lavoro in casa, la routine di solito è sveglia-colazione-suonare-pranzo-suonare-cena. È un bell’impegno.

Bono Rebecca, Alabi Wendy

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