Una convocazione inaspettata


Sapete chi è William Peterson? È una giovane promessa dell’hockey italiano.  

Di origini australiane, a soli 15 anni, è stato convocato nella nazionale italiana di hockey sul ghiaccio. Per nulla esaltato da questo traguardo, è stato molto disponibile quando gli abbiamo chiesto di parlarci della sua esperienza.

Come è iniziata la tua avventura nel mondo dell’hockey?
Ho iniziato a giocare nel 2010, quando avevo otto anni. Era già da due anni che chiedevo ai miei di poter provare a giocare. Qualche mese prima di cominciare mi sono rotto un dito facendo judo. Quell’incidente mi ha fatto capire che quello non fosse il mio sport, mentre l’hockey avrebbe potuto esserlo.
Dopo poco tempo ho iniziato a giocare nel Varese, la mia prima squadra, dove sono rimasto per qualche mese prima di passare al Lugano.
Ora gioco come ala destra, e come dice il mio allenatore, il mio lavoro è di “crush the net and kill everybody”, che letteralmente si traduce con “sfondare la rete e uccidere tutti”.

Come ti sei sentito quando hai iniziato? Ti è piaciuto fin da subito?
Devo ammettere che rispetto al nuoto, che ho praticato per un anno, il basket e il judo, l’hockey è diverso sotto ogni punto di vista, infatti all’inizio mi facevo male spesso, ma dopo poco ho imparato a pattinare e ad adattarmi meglio all’ambiente e al gioco in sé. Da lì in poi è stato tutto in discesa, grazie anche all’aiuto dei miei compagni di squadra.

Hai sempre seguito l’hockey prima di iniziare a giocare?
No, non ne avevo mai sentito parlare. Tramite un mio amico ho cominciato a interessarmi ed ho voluto subito provare.

È difficile conciliare i tuoi impegni sia scolastici che non?
Parecchio, soprattutto per le lunghe trasferte. Per esempio una delle tante è durata in totale nove ore di viaggio, per cui io e gli altri membri della squadra siamo stati costretti a portare i libri di scuola e a studiare durante il tragitto, approfittando del poco tempo libero che avevamo e aiutandoci l’un l’altro.
Per quanto riguarda la scuola, nonostante all’inizio io abbia avuto una “falsa partenza” , mi sono adeguato e ho recuperato tutto. Rimane comunque sempre difficile conciliare sport e studio.

Avresti mai immaginato di arrivare fino a questo punto?
No, lo sognavo ma non avrei mai immaginato di arrivarci, anche se ho comunque ancora molta strada davanti.
Mi ricordo che all’inizio mia madre era molto preoccupata, perché essendo uno sport fisico pensava non fossi adatto, ma ha cambiato idea già dopo il primo mese.
Oltretutto quando sono stato convocato nessun membro della famiglia ha avuto una reazione esagerata, anzi, ripensandoci non abbiamo nemmeno festeggiato molto, eravamo troppo scioccati.

Per tutti quelli che pensano di non potercela fare, non perdete la speranza, tutto è possibile!

Veronica Taglietti e Sara Riganti 

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