La mia esperienza come Animatore


Se prima del 10 di giugno mi avessero chiesto: “ma tu sai chi è e cosa vuol dire fare l’animatore?”, avrei certamente risposto che è quella figura che popola i villaggi turistici durante il periodo estivo, al fine di intrattenere gli ospiti. La risposta che mi sono dato, una volta tornato a casa, è stata ben diversa.

Il mio percorso verso questo incredibile viaggio prese avvio a gennaio, quando iniziai a documentarmi online su quale lavoro estivo avrei potuto svolgere in qualità di neomaggiorenne, privo di qualunque esperienza in ambito lavorativo. Le proposte non erano poi molte: cameriere in uno dei bar locali o animatore. Optai per la seconda per il semplice motivo che, frequentando sin da piccolo villaggi turistici con animazione, ho sempre avuto un particolare interesse verso questa “misteriosa” figura. Scoprii per caso, scrollando fra le varie proposte, un’agenzia di nome First Animazione, che mi colpì per la semplicità del sito internet e dei pochi passaggi richiesti per candidarsi.

Fu così che due mesi dopo, il 15 marzo, mi ritrovai alle 5:40 della mattina su treno diretto a Rimini, per partecipare allo stage che avrebbe determinato se avessi o meno le capacità per svolgere questa professione. I tre giorni furono un test, in piccolo, per provare a determinare chi, tra i vari candidati, avrebbe potuto superare l’intera stagione estiva. Le giornate volarono tra divertimento e risate, ed io iniziai ad innamorarmi di quel mondo. Venni dunque scelto, ma solo il 5 giugno conobbi la mia destinazione. Il responsabile mi disse che sarei dovuto partire il 10 di giugno alla volta del campeggio Mare Pineta, un’enorme struttura situata a Lido di Spina, nel ferrarese.

Fu un inizio piuttosto travagliato: finita la scuola il 7 giugno, volai per un weekend a Copenaghen per rivedere mio fratello e la mattina successiva ero già sul treno che mi avrebbe portato alla mia futura casa da lì fino al 31 agosto, ultimo giorno lavorativo secondo il mio contratto. L’impatto con la struttura non fu dei migliori: stanze da letto calde e umide, prive di aria condizionata o ventilatori; ristorante provvisto di un menù piuttosto monotono, pasta a pranzo e pollo a cena. Ma a parte queste piccolezze, la vera difficoltà fu abituarsi ad un capo animatore severo e a degli orari abbastanza estenuanti.

Nonostante le difficoltà del primo periodo, iniziai ad apprezzare anche il grande lato positivo che questo lavoro offre: il contatto diretto con le persone. Ma il cambio di marcia, che mi fece comprendere a pieno la bellezza di questa professione, avvenne il 21 Giugno, dopo la Prima de: “Re Leone il Musical”, il nostro spettacolo di punta, per cui ci eravamo preparati con ore ed ore di prove notturne nelle prime due settimane di giugno. La sensazione che provai al termine dello spettacolo su quel palco, illuminato dalle luci, sudato e con tutto il trucco colato sul viso, di fronte ad un vastissimo pubblico in piedi che applaudiva, fischiava e si congratulava, è difficile da spiegare a parole; in maniera riduttiva potrei dire che non l’avevo mai provata prima in tutta la mia vita.

A partire da fine giugno mi spostarono di reparto, da addetto sup e canoe a miniclub. La nuova postazione fu una piacevole sorpresa, il contatto diretto per diverse ore al giorno con i bambini fu, da un lato sicuramente più stancante, ma dall’altro anche molto più gratificante. Quando un bimbo di sei anni, arrivato al termine della vacanza, ti regala un disegno, in cui io e lui siamo rappresentati uno a fianco dell’altro con in alto la scritta “ti voglio bene”, capisci davvero di essere riuscito a lasciare un segno in lui; il sol pensiero ti colma il cuore.

Tra un lavoretto, un bagno al mare e una partita a calcetto, i giorni passarono e mi ritrovai catapultato al tanto atteso Ferragosto. La preparazione delle attività per quella settimana ci stava perseguitando da quasi un mese. Organizzammo giochi olimpici in piscina, in spiaggia e una caccia al tesoro. Le attività, nonostante il maltempo di quei giorni, furono seguite da un vasto numero di clienti. La soddisfazione al termine delle attività fu molta e la gratificazione altrettanta.

Le ultime due settimane passarono veloci, ogni giorno si faceva sempre di più chiara la consapevolezza che da lì a poco sarei dovuto tornare alla vita quotidiana, abbandonando quel mondo che era diventato “straordinaria ordinarietà”. Inutile dire che fu difficile abbandonare Timon, il mio personaggio ne “Re Leone il Musical”, a cui ormai sono indissolubilmente legato; a tal punto che, una volta tornato a casa, quando andai a vedere Il Re Leone al cinema, ricordavo perfettamente ogni canzone del film e tutte le battute del mio piccolo amico suricato. Ancor più difficile fu salutare i miei colleghi, o per meglio definirli, i miei compagni di avventure, coloro che nei tre mesi precedenti erano stati la mia famiglia, i miei amici, le persone con cui ridere fino alle lacrime o piangere nei momenti difficili.

Se c’è un insegnamento che più di tutti mi porto nel cuore, dopo questa indescrivibile esperienza, è sicuramente l’aver compreso molto più a fondo il valore delle piccole cose: il sorriso di un bimbo, la lacrima di un cliente, i legami d’amicizia e di fiducia creati, il valore di un disegno o l’abbraccio di un anziano.

In conclusione, posso dire che la risposta alla domanda posta all’inizio si possa così riassumere: “Fare l’animatore, o per meglio dire, essere animatore è uno stato d’animo, un modo di vivere la vita, un’esperienza che non dimenticherai mai”.

 

Matteo Rigiroli, 5°F

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